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Diocesi di Mazara: la mafia si contrasta ogni giorno e in tanti modi

Redazione by Redazione
Marzo 17, 2025
in Attualità, Cultura
0
Diocesi di Mazara: la mafia si contrasta ogni giorno e in tanti modi
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In occasione della celebrazione della XXX Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, che si svolgerà a Trapani il prossimo venerdì 21 marzo, la Commissione per i problemi sociali della Diocesi di Mazara del Vallo desidera esprimere alcune considerazioni e proposte.

  1. Abbiamo un enorme debito di riconoscenza nei confronti di chi negli ultimi 50 anni ha contrastato efficacemente, anche a prezzo della propria vita, la violenza mafiosa e la sua strategia di infiltrarsi nelle istituzioni democratiche e di corrompere le coscienze e le menti.
  2. Il rapporto tra politica e mafia è certamente uno degli aspetti più inquietanti e controversi del fenomeno mafioso e della storia delle forze politiche del nostro Paese, in particolare della Regione Siciliana.

Secondo la relazione del 1993 su mafia e politica della Commissione parlamentare antimafia, Cosa nostra “ha una propria strategia politica. L’occupazione e il governo del territorio in concorrenza con le autorità legittime, il possesso di ingenti risorse finanziarie, la disponibilità di un esercito clandestino e ben armato, il programma di espansione illimitata, tutte queste caratteristiche ne fanno un’organizzazione che si muove secondo logiche di potere e di convenienza, senza regole che non siano quelle della propria tutela e del proprio sviluppo. La strategia politica di Cosa nostra non è mutuata da altri, ma imposta agli altri con la corruzione e la violenza”.

Nell’ultimo trentennio abbiamo assistito a condanne definitive per reati di collaborazione col sistema mafioso di parlamentari regionali e nazionali, di sindaci, di consiglieri comunali e di funzionari pubblici. Una situazione allarmante che, a nostro parere, anche i partiti politici non hanno finora affrontato in maniera adeguata.

  1. La lotta alla mafia non può essere delegata ai magistrati, alle forze dell’ordine, a qualche associazione e ad alcuni più coraggiosi. Noi cittadini non possiamo stare a guardare e limitarci, come spesso avviene, all’indignazione passiva o, peggio, all’indifferenza, al non voto e alla chiusura nei propri interessi individuali, ad una “antimafia di facciata”.
  2. Più aumenta il numero di cittadini che non va a votare (astensionismo), più si afferma la corruzione elettorale o il cosiddetto scambio elettorale politico-mafioso. I cosiddetti “signori dei voti” avrebbero certamente poca fortuna, se un intero popolo li smentisse nelle urne!
  3. L’allontanamento dalla partecipazione democratica (a cominciare dai territori dei nostri Comuni) e dalla formazione sociale e politica sta creando “ritorni” alla vita pubblico-istituzionale di personaggi ambigui e di “carrieristi” che mirano soltanto alla gestione del potere e non ad andare incontro alle necessità e ai bisogni dei cittadini (salute, scuola, giustizia sociale, sicurezza, lavoro, prevenzione delle dipendenze, ecc.) e alle problematiche dei territori (acqua, rifiuti, trasporti, denatalità, spopolamento, giovani che lasciano il Sud, ecc.). La politica, insegnava già Papa Pio XI, è “arte nobile e difficile, la forma più alta di carità, seconda sola alla carità religiosa verso Dio”. Non si può quindi lasciare l’azione politica ad “avventurieri” e approfittatori delle risorse pubbliche e dei beni comuni.
  4. 6. La mentalità e la manovalanza mafiosa imperano là dove ci sono bisogni primari (alimentazione, casa, lavoro degno e adeguatamente retribuito, educazione) ancora da soddisfare. Sono urgenti politiche e interventi sociali appropriati ai suddetti bisogni. È necessario un congruo sostegno economico statale per chi vive in una grave situazione socio-economica.
  5. L’utilizzo sociale e per lo sviluppo dei beni confiscati alla criminalità organizzata deve tornare ad essere prioritario e concreto. I soggetti appartenenti alle mafie non temono solamente i nostri cortei e le nostre parole di riprovazione e condanna per i loro crimini, ma innanzitutto e soprattutto l’essere privati di immobili, aziende e denaro di cui illegittimamente si sono impossessati. Si notano tante “lentezze” in alcuni pubblici uffici e a volte disinteresse in qualche rappresentante di istituzioni pubbliche nel rendere proficue per la collettività la custodia e la gestione solidale dei beni confiscati. Lasciare abbandonati, non custoditi i beni confiscati alla mafia è un grave errore e un tradire chi è morto per difendere la legalità, la giustizia e la sicurezza di noi cittadini.
  6. La mafia continua ad arricchirsi con le droghe e ferisce la vita di tanti nostri giovani. Urge un’azione educativa capillare rivolta a tutti, ma in particolare negli ambienti aggregativi, formativi e di partecipazione giovanile, e una promozione sociale e culturale delle periferie delle città. Si rafforzi la presenza costante delle forze dell’ordine nei Comuni, soprattutto in quelli che hanno una dimensione territoriale estesa.

Ci appelliamo infine ai rappresentanti dello Stato, alle donne e agli uomini della Sicilia, credenti e persone di buona volontà, perché ci sia un rinnovato e unitario impegno sociale, civile e spirituale per la liberazione da ogni forma di sopraffazione mafiosa e da atteggiamenti di rassegnazione e di collusione con il crimine organizzato.

Mazara del Vallo, 17 marzo 2025

Commissione per i problemi sociali della Diocesi di Mazara del Vallo

(info: Tel. 3939114018 – francesco.std@gmail.com)

 

Redazione

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