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Badia Grande unisce musulmani e cristiani con la festa di fine Ramadan a Vita

Il "ponte" interculturale che ha unito religioni, culture e tradizioni tra il Natale e il Ramadan si è chiuso a Vita con la celebrazione di "Eid al-Fitr", la "festa della interruzione del digiuno"

Redazione by Redazione
Aprile 8, 2025
in Attualità, Cultura
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Badia Grande unisce musulmani e cristiani con la festa di fine Ramadan a Vita
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L’interruzione del digiuno del Ramadan, a Vita (piccolo comune dell’entroterra trapanese), si è trasformato in una festa che ha unito religioni, lingue, culture e tradizioni. E’ stato un momento semplice, concreto, senza proclami e senza retorica; solo una grande festa all’aria aperta promossa dalla Cooperativa Sociale Badia Grande che, da anni, opera sul territorio con un obiettivo chiaro: fare dell’accoglienza un’opportunità, non uno slogan. Per l’iniziativa, parte del progetto “Dal Natale al Ramadan”, si è scelto come scenario il Parco Giochi del paese, lo stesso che ospita l’olivo dedicato alla piccola Séline (figlia di una coppia tunisina), la prima nata del 2025. Un albero e una festa, entrambi simboli di integrazione e di rinascita e di incontro, scelti non a caso, ma voluti dalla comunità locale. La celebrazione dell’Eid al-Fitr –che per i musulmani che segna la fine del mese sacro in cui si digiuna – è stata vissuta con entusiasmo dai beneficiari dei progetti SAI e FAMI, adulti e minori accolti nei centri di Salemi e Vita, gestiti dalla Cooperativa Badia Grande. Un’esperienza multietnica come poche se ne vedono dove i residenti del posto hanno accolto a braccia aperte uomini, donne e bambini provenienti dal Bengladesh, Pakistan, Tunisia, Egitto, Mali e Nigeria.

Un grande momento di integrazione e condivisione perché nel parco giochi di Vita non c’erano solo migranti a cucinare, a condividere un piatto, a servire un gelato, ma anche cittadini, rappresentanti delle istituzioni, volontari, operatori. Tutti ugualmente protagonisti, nessuno ospite o spettatore. Un pranzo comune, fatto di cous cous bengalese accanto alla grigliata di vitello, salsicce di pollo, hamburger di manzo, colombe pasquali e vaschette di gelato. “Il cibo è un linguaggio universale – ha spiegato Valentina Villabuona, responsabile dei centri di accoglienza di Vita e Salemi –. Vedere ragazzi di culture diverse ridere, cucinare insieme, condividere storie e sapori dimostra che l’integrazione non è un’utopia, ma qualcosa che può accadere davvero, giorno per giorno, se ci si crede”. Nulla di artefatto. Nessun discorso altisonante, nessun palco, nessuna messa in scena. Solo persone di diverse etnie. E il lavoro, silenzioso ma fondamentale, di Martina Rondello, Sonia Barraco, Mariella Marino, Sebastiano Simone, Daniela Saladino e Ben China Habiba, un’equipe multidisciplinare affiatata che accompagna i migranti nel loro percorso in Italia: mediatori culturali, psicologi, operatori sociali e legali che ascoltano, orientano, intervengono, lontano dai riflettori. “Il nostro obiettivo è trasformare l’accoglienza in opportunità – ha detto Lorena Tortorici, coordinatrice del Progetto SAI Marsala –. Eventi come questo rafforzano il senso di comunità. Le differenze non sono un ostacolo: sono una risorsa, se affrontate con onestà e rispetto”. Parole semplici, pronunciate senza presunzione, che trovano riscontro nei volti di chi ha partecipato. C’erano anche il sindaco Giuseppe Riservato e l’assessore alla Pubblica Istruzione Maria Eleonora Ditta. Presenti, ma non solo per dovere istituzionale. Coinvolti. “Vita è un esempio di come si possa vivere nella diversità senza paura – ha detto il primo cittadino –. Grazie al lavoro della Badia Grande, il nostro Comune è diventato un laboratorio di convivenza pacifica”.

A Vita, l’Eid al-Fitr è esploso come un arcobaleno di sapori e sorrisi: non una semplice festa, ma un abbraccio collettivo che ha sciolto ogni differenza. Qui non ci sono ‘stranieri’, solo persone che scoprono di avere la stesse esigenze, vivere in una grande comunità multietnica. La Cooperativa Badia Grande, ha trasformato un parco giochi in un laboratorio di umanità, dove l’integrazione non si legge sui giornali ma si annusa nell’aria, tra il profumo cibi speziati. Questo non è un progetto, è vita che fiorisce. “A Vita, l’integrazione si fa con i fatti: scuole, parchi e tavole condivise sono luoghi dove cresce una comunità inclusiva –  dice l’Assessore alla Pubblica Istruzione Maria Eleonora Ditta -. La festa del Ramadan, come il progetto ‘Dal Natale al Ramadan’, dimostra che la diversità è ricchezza. Grazie a Badia Grande e ai cittadini per aver reso la nostra città un esempio di accoglienza vissuta, senza retorica. Investiremo nell’educazione al dialogo, perché i giovani imparino che la pace si costruisce insieme, ogni giorno.”

La festa ha ricordato a tutti come il Mediterraneo sia da millenni un crocevia di popoli, culture e religioni. Il cous cous, piatto simbolo condiviso tra Sicilia e Nord Africa, è diventato metafora di un dialogo possibile. Nessun miracolo, nessuna formula magica. Solo lavoro, dedizione, cura quotidiana. A ricordarlo, anche le parole di Maria Scavuzzo, presidente della Pro Loco: “Qui si vive di pace e condivisione. Eventi come questo ci insegnano che la vera forza sta nell’unione, non nelle divisioni”. In un tempo in cui tutto corre e spesso si urla più di quanto si ascolti, Vita ha mostrato una strada diversa: silenziosa, concreta, fatta di piccoli gesti e mani tese. Un’Italia minore, forse… ma ancora capace di dare lezioni; capace di scrivere il manuale d’integrazione che nessun governo sa fare.

Redazione

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