Dopo l’articolo di ieri pubblicato da Giuseppe Messina, (lo trovate qui:https://www.loscribo.it/2025/08/23/mazara-del-vallo-capitale-di-festini-e-sagre-che-rinnega-il-proprio-passato-marinaro/ ) riceviamo e pubblichiamo dal un altro punto vista sulla questione dal Contrammiraglio in ausiliaria Danilo Marino:
Il dr. Messina è un amico, con cui ci siamo sempre scambiati attestati di stima reciproca. Faccio questa premessa visto che mi accingo a rispondergli obiettando ad alcuni dei suoi passaggi del suo contributo, che farò in base ad evidenze che io trovo oggettive. Del resto trovo pregevole la sua ricostruzione storica della problematica del comparto ittico locale e convengo assolutamente sulla sua datazione: tutto è iniziato negli anni ’90, quando iniziarono le campagne di demolizione assistita del naviglio da pesca finanziate dalla Unione europea, allora comunità.
E convengo pure che ciò sia avvenuta nella quasi più totale indifferenza di una città che, incredibilmente, non si è resa conto che l’espulsione dall’economia cittadina di centinaia di aziende che impiegavano una media di 10 persone direttamente, tale potevano considerarsi i pescherecci adibiti alla pesca costiera ravvicinata, oggi totalmente scomparsi, (e non parliamo dell’indotto), avrebbe comportato, per Mazara, il peggior tracollo della sua storia. Ma di questo la politica locale si sarebbe dovuta accorgere 30 anni fa, quando con il dr. Messina ci si incrociava a palazzo dei Normanni, dove ogni tanto capitavo per servizio. E, mi perdonerà l’amico Messina se veramente “gli armatori ittici mazaresi dettavano legge nelle capitali politiche italiane” non avrebbero dovuto consentire l’azzeramento di un comparto che la Comunità europea, probabilmente, non aveva percepito avrebbe colpito non una regione, od un territorio, ma proprio una città in maniera drammaticamente mirata.
Diciamo le cose come stanno: quegli armatori si sono accontentati delle briciole dei risarcimenti individuali alle imprese di pesca, i marittimo di quelle della rottamazione dei tesserini pescatori, e nessuno ha posto il problema della ricaduta sulla collettività di questa cancellazione, che vanno ben oltre la somma di tutti i cespiti scomparsi a seguito delle demolizioni. In parole povere, è venuto meno il sostentamento diretto per circa 3000 padri di famiglia, famiglie di 4 persone in media, siamo oltre 10.000 per una città di 50.000 abitanti, più le bocche che si sfamavano per l’indotto. E’ un miracolo che questa città si mantenga ancora su 50.000 abitanti. Questo problema, per doveva porlo la politica, ma 30 anni fa, non 6, bisognava dire chiaro e tondo a Bruxelles: “Signori miei, se volete cancellare la pesca a strascico dal Mediterraneo sappiate che, in Italia, questa pesca la pratica solo la marineria di Mazara del Vallo. Se la cancellate condannate una città alla cancellazione. Non ci sembra giusto e chiediamo provvedimenti straordinari per questa città”.
Per esempio si sarebbe potuto chiedere un porto adeguato per riconvertire le attività marittime, che ancora resistono, ancorchè stentatamente, per mantenere, almeno in parte, i marittimi che, sbarcati dai pescherecci, oggi cercano imbarco altrove. Quanti ne ho incontrati in giro per i porti italiani in questi anni! Oggi ci si chiede se tutto questo piaccia ai mazaresi. Io distinguo i miei concittadini in 2 categorie: quelli che fanno e non parlano, e quelli che parlano senza fare. Per quanto le mie preferenze vadano, senz’altro, ai primi, trovo che sbaglino entrambi. I primi che, siccome fanno, sanno, ma non lo dicono, ed i secondi che, senza sapere, parlano lo stesso. Magari per dire che ‘il porto ormai non serve più facciamoci uno bello zoo per uccelli!”. Fesserie (la Regione in passato boccio’, tra i possibili usi della colmata B, anche quelli di sede di acquario e museo della pesca, oltre che di ricettività turistica) come queste si ripetono da anni senza che il comparto abbia minimamente reagito. E questo ha avuto, a mio avviso, effetti deleteri nell’approccio alla risoluzione delle più pregnanti problematiche cittadine, come, ad esempio, il dragaggio.
Parliamo di questo prima di parlare di chi amministra oggi Mazara. Di cui mi limiterò a dire che chi siede oggi a palazzo dei Carmelitani è stato il primo a portare l’attenzione a livello nazionale, come si deve, sulla ‘questione Mazara’: il suo intervento alla Commissione parlamentare esteri del maggio del 2021 fu esemplare. Tardivo, certo, e non certo per colpa sua, essendo in carico da appena 2 anni.
Questo è un fatto. La mia opinione, invece, è che con un sindaco così 30 anni fa probabilmente non ci saremmo ridotti così.
Danilo Marino


















