Incollati, con il fiato sospeso, davanti agli schermi della TV o ai nostri smartphone, seguiamo tracker, live streaming, notizie che giungono dalle coste di Gaza. La Flottilla si è avvicinata molto, la Marina Militare Israeliana da inizio alle operazioni, sembra che tutto vada come previsto ma senza violenza. Una preparazione lunga e faticosa quella di questa missione umanitaria, proprio come la preparazione di una buona Paella, un piatto che, come spesso accade nelle migliori tradizioni culinarie, nasce povero e diventa un simbolo, complesso e stratificato, rivisitato, personalizzato e fatto proprio da tanti nel mondo.
E si, con qualche contraddizione all’interno, come nelle rivisitazioni della Paella mixta, quella che conosciamo ed apprezziamo di più, che unisce mare e terra, ingredienti pregiati e poveri, spezie e sapori ormai internazionali, la Flottilla e la sua avventura ci ha stregati, divisi, come ormai accade sempre più spesso per qualsiasi cosa, tenendoci in ansia e apprensione proprio come quando devi resistere alla tentazione naturale di rigirare il riso nella “paella di ferro” ed invece devi solo aspettare, pazientemente, che si formi quella crosticina magica, il “socarrat”, che diventerà la parte più saporita e preziosa di quella pietanza iconica.
Prepararla, la paella, tanto quanto la Global Sumud Flottilla, richiede tempo, impegno, una cura minuziosa degli ingredienti e dei loro tempi di cottura diversi, delle sensibilità diverse che poi, alla fine, nel piatto dovranno dar vita a quel capolavoro della tradizione spagnola.
Le carni, solitamente pollo e coniglio, le verdure, peperoni, fagiolini, zucchine, ma anche i frutti di mare, i crostacei, seppie e calamari, vengono preparati singolarmente, ciascuno con i suoi tempi, ciascuno portando i suoi sapori, per poi essere assemblati insieme al riso che ne assorbirà tutti gli umori, per poi completare la sua cottura, lentamente, senza essere mescolato, resistendo alle tentazioni ed alle interferenze, con il brodo, fino ad asciugarsi del tutto e poi a dar vita alla crosticina sul fondo, avvolti
Se il piatto riesce è perché tutti hanno fatto la propria parte, resistendo da un lato, ma permettendo che la cottura si completi come deve, come ha permesso la diplomazia internazionale che, lavorando con Israele, ha fatto sì che, (almeno fino ad ora che scrivo!) non finisse in tragedia, in “riso bruciato”, perché da crosticina succulenta ad ingredienti bruciacchiati il passo è davvero breve!
I puristi valenciani la rinnegheranno, dicendo che non è questa la ricetta originaria, con la stessa foga di chi, all’estremo sinistro, invocava la battaglia dura e cruda contro Israele, l’intervento delle Marine Militari Europee, senza se e senza ma! Qualcuno dirà sconcertato che “carne e pesce insieme?”, gridando allo scandalo manco fosse la prova assoluta dell’affiliazione della Flottilla ad Hamas, trattandoli come il terrorista chef che si è permesso di mettere insieme quegli ingredienti. Molti filosoferanno su “era meglio un risotto italiano”, bastava solo il pollo, o solo i frutti di mare, che non c’era bisogno di fare tutto sto casino per una cena o per portare qualche aiuto umanitario a Gaza!
Alla fine, però, tutti ricorderanno quel piatto, il sapore inconfondibile di quella crosticina proprio perché, come lo chef, hanno avuto il coraggio di spingersi un po’ più in là, qualche miglio. Alla fine, forse, qualche aiuto arriverà davvero a Gaza perché Israele non potrà farne a meno, per non apparire il tipico vegano intransigente che ti contesterebbe anche l’olio di oliva. Alla fine, forse, il mondo intero sarà costretto ad accelerare ed affrontare la questione palestinese che ha sempre fatto finta di non vedere, ma soprattutto, finalmente, forse si comincerà a guardare il popolo palestinese, vittima più volte, dall’interno e dall’esterno.
Alla fine, ringrazieranno tutti l’amico coraggioso che ha preparato la Paella, lavorando tanto, perché in fondo la apprezzeremo consapevoli che, restando comodamente seduti sul divano e portando una bottiglia di vino, qualcuno ha preparato la Paella anche per noi!
Giacomo D’Annibale



















