Oltre il danno la beffa: tre pescherecci di Mazara del Vallo sono stati beccati ad effettuare la pesca a strascico nel periodo di divieto secondo quanto stabilito dai burocrati di Bruxelles e avallato dai politici di Roma. Il fattaccio sarebbe avvenuto a oltre 20 miglia dalle acque dell’Isola di Sant’Antioco. E’ stata definita un’operazione di controllo contro la pesca illegale e a tutela del fermo biologico. Alcune cose, però, ci sfuggono. Intanto, cominciamo con la puntualizzazione che la Guardia Costiera di Cagliari ha fatto il proprio dovere perché ha operato seguendo precise disposizioni normative, compresa la multa salatissima di seimila euro e la decurtazione di 6 punti dalle licenze di pesca. Il fine dichiarato è quello di tutelare le risorse ittiche. Con tutto il rispetto per i militari, che, ripetiamo, hanno fatto il loro dovere…ma scherziamo? Intanto la pesca illegale è quella praticata da chi non ha la licenza e dai diportisti, che nessuno sanziona, perché, in quest’ultimo caso, spesso si tratta di potenti uomini politici o di facoltosi affaristi che possono godere anche del silenzio consenziente di certi ambientalisti, pochi fortunatamente, che, sulle battaglie di legalità e sostenibilità ambientale, hanno edificato imperi economici. I pescatori sono l’anello debole della catena di comando dello sfruttamento delle risorse ittiche, a differenza dei diportisti, categoria intoccabile! E inoltre, la vogliamo smettere di imporre nelle acque internazionali limiti e vincoli alla capacità di cattura? Il diritto internazionale è uno e le norme in esso contenute parlano chiaro. Non le capisce solo chi si ostina a non rispettarle. Nel mare di tutti, tutti possono pescare liberamente. E’ l’ora di smetterla con questa burocrazia europea che sa solo vietare al pescatore di esercitare il proprio millenario mestiere senza neanche provvedere ad un sostegno economico. Sarebbe buona prassi introdurre un sistema che preveda la scelta volontaria dell’armatore di fermarsi per beneficiare di un contributo economico, piuttosto che rinunciarvi continuando a pescare. Almeno fino a quando non si perverrà ad una regola comune tra tutti coloro che pescano nel Mediterraneo, sia che si tratti di marinerie comunitarie che Extra UE. E poi, di quale tutela delle specie ittiche stiamo parlando se è un dato oramai conclamato che, quando si fermano i pescherecci mazaresi, altri provvedono a pescare quelle risorse ittiche che, secondo i miopi burocrati comunitari, dovrebbero ripopolarsi o crescere? Per quanto tempo ancora dovrà durare questa barzelletta alle spalle dei pescatori? Perchè non provano i burocrati di Bruxelles a battersi la mano sul petto e fare il mea culpa, rivedendo i folli divieti che obbligano i pescatori comunitari operanti nel Mediterraneo a morire di fame? Dopo trent’anni di fallimento della Politica Comune della Pesca, non sarebbe forse l’ora di un cambio radicale di atteggiamento per salvare la pesca nel Mediterraneo dall’aggressione frontale di burocrati e politici anonimi?
Giuseppe Messina















