Fatemelo dire: “Non ci credo più e non ci voglio più credere!”.
Poi l’amore resta, la passione resta, l’interesse resta ma voglio, devo, convincermi che aspettarmi ancora qualcosa da questa squadra e da questa società sia un atto di grave autolesionismo.
Basta!
Tre sconfitte nelle ultime quattro partite giocate… Una partita, quella odierna, su un campo sicuramente non facile ma neppure tra i più complicati della B (allora se vai a Monza cosa devi aspettarti? Ceste piene di goal?) alla vigilia di un tris di partite che avrebbero dovuto rilanciare il Palermo verso zone di classifica più consone alle nostre aspettative (che adesso inizio a pensare non siano uguali alle loro) e cosa fai? Un solo tiro nello specchio della porta?
Ma manco la Rappresentativa della Prima Categoria avrebbe fatto un solo tiro nello specchio avversario.
E vi prego di non iniziare con l’elenco degli alibi: l’arbitro (seppur vergognoso), il fondo campo in sintetico (non l’ideale ma non è neppure impossibile giocarci), la trasferta vietata ai tifosi… etc. etc.
La verità è una sola ed è incontrovertibile: a questa squadra è passata la fame.
E poi ci stanno dentro anche tante altre cose che ho elencato settimana dopo settimana.
Il Palermo di ieri sera ha deluso tutti, forse più per lo spirito mostrato che per l’incapacità di creare gioco, idee, soluzioni e quindi palle-gol.
Devo essere sincero (come lo sono sempre stato): la formazione messa in campo da Inzaghi questa volta mi era proprio piaciuta.
Ancora il 3-5-2 con la stessa difesa di sabato scorso contro il Pescara, un centrocampo con una sorta di doppia regìa (chiamiamola così anche se nessuno tra Ranocchia e Palumbo è un regista vero) e Segre a far legna oltre ai 2 soliti laterali d’assalto (Augello e Pierozzi) e finalmente il doppio attaccante, con Brunori dentro subito accanto a Pohjanpalo.
Ma la partita del Palermo è durata la bellezza di 5 minuti nel primo tempo (dal 5° al 10°) con un paio di buone iniziative mai culminate, tuttavia, in azioni pericolose ma, al più, solo dense di ritmo.
Poi solo Juve Stabia… maledettamente… offensivamentente… insopportabilmente.
L’unico tiro ad aver sporcato i guanti di Confente è stato quello di Ranocchia nella prima frazione di gioco ma per annoverarlo tra i tiri serve davvero una grandissima dose di buona volontà.
Gli stabiesi hanno giocato la loro solita partita fatta d’intensità, di sofferenza, di espedienti e di provocazioni, fortemente aiutati da un arbitro davvero ai limiti dell’inadeguatezza in questa categoria anche se, ad onor del vero, i campani hanno comunque prodotto parecchio di più dei rosa (ancora una volta vestiti a fantasia) tanto da aver legittimato una vittoria che non ritengo affatto rubata.
Il Palermo, semplicemente, non l’ha giocata.
Non è stato capace di farlo.
Ha fallito ancora una volta in quelli che ad inizio stagione erano parsi i suoi punti di forza: la corsa, il pressing, il ritmo, l’intensità e il coraggio.
E per una squadra che è innegabilmente lacunosa in vari ruoli fallire da tutti quei punti di vista significa soccombere miseramente.
Con Joronen sempre sul pezzo, Pierozzi e Augello limitati sulle fasce da una tattica accorta e aggressiva degli uomini di Abate, con Bani inaspettatamente disattento e annichilito da un giovanissimo Cacciamani ubriacante in occasione del gol-vittoria, Ceccaroni col freno a mano tirato, arroccato come non mai nelle retrovie, Berezinscky forse meno peggio tra tutti i difensori ma nulla di che… e poi con Ranocchia sempre più involuto dopo il recente infortunio fino ad un’espulsione figlia di insoddisfazione e frustrazione e ben lontano da una proficua interpretazione del ruolo di regista; Segre oggi irriconoscibile; Palumbo attestatosi su un deludente livello che giocatori come Floriano (tanto per portare un esempio piuttosto recente) raggiungevano solo camminando in campo e poi, ancora, Brunori, finalmente schierato titolare a fianco di Pohjanpalo in una coppia da sogno per qualsiasi altra squadra cadetta, che ha provato a star dentro il più possibile alle scarne azioni offensive del Palermo ottenendo risultati modestissimi e lo stesso Joel, sempre più apatico e abbandonato a se stesso e sempre più prossimo ad una prevedibile crisi identitaria. In quanto ai subentrati, sempre cosi ben considerati da Pippo Inzaghi durante le conferenze stampa, Peda che ha sostituito Bani per 45 minuti ha provato a distribuire palloni da dietro per far ripartire un’azione che non sarebbe mai ripartita bene con questo dispositivo tattico. Le Douaron anche oggi impalpabile, laggiù a fare il saltimbanco senza tuttavia provocare pericoli veri e poi Vasic, oggi finalmente convincente seppur per una sola mezz’ora, come forse mai l’avevamo visto in questi 3 anni Rosanero. Alo oggi ci è piaciuto per mobilità, intraprendenza, coraggio e voglia… chissà che dalla scorsa partita con il Pescara e l’assist per il gol di Diakitè non abbia capito finalmente che tutto sommato può combinare qualcosa di buono anche in una piazza esigente come Palermo. E poi, in ultimo, Corona e Diakitè. Il giovanottone palermitano, figlio di Re Giorgio, quando entra in campo pare un gladiatore ed è palesemente “trasportato” emotivamente nel clima partita ma la sensazione è che gli si chiedano più “sportellate” che conclusioni in porta e quelle lui continua a produrle benissimo ma gli mancano i tiri. Infine Diakitè, subentrato all’ammonito Pierozzi. Anche oggi Salim ha mostrato buona volontà e qualche segno di vita in più anche se, alla fine, non ha inciso nel risultato finale.
L’ultimo giudizio lo esprimiamo sul mister Inzaghi.
Arrivato a Palermo come un Imperatore, acclamato, idolatrato ed esaltato dopo una stagione da incubo vissuta con il suo predecessore abbiamo tutti iniziato ad amare super-Pippo per ciò che è stato e per ciò che è ma anche per ciò che ha detto a partire dall’inizio del ritiro con il Palermo.
I suoi concetti ben chiari ed anche spartani hanno fatto breccia nel cuore e nella passione del tifo rosa: “Nessun titolare fisso… Nessuna certezza del posto… Solo meritocrazia e premio dell’impegno e del lavoro duro” e poi: “Rispetto per la bandiera e per la storia del Palermo”…
Concetti che abbiamo ritrovato nelle prime partite dei rosanero ma che ormai da troppe gare non scorgiamo più sul terreno di gioco con i risultati che ormai conosciamo tutti e che oggi ci vedono piazzati al sesto posto malinconicamente.
Dopo la sconfitta di Castellammare il tecnico del Palermo è stato molto onesto nel giudicare la gara parlando di una squadra assente e arrendevole che non ha risposto “presente” alla richiesta del tecnico stesso di dare un netto segno di orgoglio e di rivalsa dopo le ultime partite piuttosto negative se si eccettua quella con un Pescara estremamente debole e assente sul campo.
Inzaghi ha chiesto scusa a tifoseria e società e si è auspicato una risposta sul campo ad un modus operandi che sta ormai divenendo una tristissima consuetudine.
Anche Tommaso Augello ha ammesso di aver perso meritatamente e di dover necessariamente cambiare marcia perché un cammino del genere non può andar bene per una piazza ambiziosa che ha come obiettivo (sulla carta) un salto di categoria.
L’ammissione è già un inizio.
Quantomeno rispetto alla gestione Dionisi accade che Inzaghi e la squadra prendano atto di un problema… farlo rappresenta davvero già un primo passo verso un percorso di recupero.
La realtà dopo questa partita è complessa.
Attualmente il Palermo è scivolato in 6° posizione a ben 6 punti di distacco dalla capolista Modena e con un Monza che oggi se la vedrà a Pescara contro una squadra che ci è parsa tra le più deboli del torneo.
Se i brianzoli dovessero vincere all’Adriatico andrebbero in testa alla classifica e la distanza dal primo posto per i rosanero salirebbe a 7 punti… 6 dal secondo.
Insomma abbiamo poco di cui sorridere con una sosta ormai alle porte e altre 2 partite complesse che nelle previsioni dovevano rappresentare insieme alla trasferta stabiese l’inizio del rilancio Rosanero.
Gennaio è molto lontano e continuando cosi la squadra di Inzaghi arriverà al mercato invernale troppo lontana dalle posizioni di testa, ammesso che il CFG capirà una volta per sempre che una squadra con tanti buoni giocatori ma senza leader in campo equivale ad un cavallo da corsa senza la sella, ad una Ferrari in riserva…
Che dire, per chiudere, se non “Speriamo bene?”… si: ci sembra davvero il massimo da poterci auspicare in questo momento.
E allora diciamolo: “Speriamo bene, ragazzi!!”



















