In una intervista concessa al quotidiano La Repubblica, Pif (al secolo Pierfancesco Diliberto) conduttore televisivo, sceneggiatore, scrittore, regista, attore, indica senza troppi giri di parole la situazione in cui ci troviamo:
«Quando capiremo finalmente che c’è un filo che collega i Cuffari (Totò è il più talentuoso ma la Sicilia è piena di Cuffari, anche a sinistra), al bambino palermitano che ancora nel 2025 per curare la sua malattia deve prendere un aereo e andare a Genova? Quando capiremo che la causa di tutto questo sono i Totò Cuffari? Cosa deve fare Totò per farcelo capire chiaramente? L’ospedale che non funziona è la conseguenza di quel modo di fare politica, se c’è un medico incapace risaliamo a Totò Cuffaro eppure continuiamo a votarlo. Ma è possibile che ancora nel 2025 bisogna andare fuori dalla Sicilia per curarsi? La colpa è di chi appoggia i Totò Cuffari: c’è un legame tra i disservizi, la vita da sottosviluppati e i Totò Cuffari. Il messaggio è chiaro: o si cambia o andrà sempre peggio. Si dice che più buio di mezzanotte non può fare: in Sicilia no, c’è ancora più scuro di mezzanotte».
Cosi l’esordio nella sua intervista che prosegue:
«La cosa sconvolgente è che quest’uomo l’ha rifatto e che ci sia un ambiente che gli ha consentito di rifarlo. … La politica siciliana nel suo malaffare è chiara, non ci sono chissà quali interpretazioni da fare».
Non si può non sapere, non conoscere il metodo
“…era evidente che il modo di fare di Totò Cuffaro fosse un disastro: non so in quale altra regione uno come Cuffaro potesse tornare a fare politica come se nulla fosse. Evidentemente c’è un ambiente senza gli anticorpi necessari. Vuoi che alla Regione siciliana non sapessero niente?…».
L’invito è chiaro, a cambiare totalmente mentalità:
«Dobbiamo vivere i Totò Cuffari esattamente come un attentato di mafia, dobbiamo avere la stessa indignazione che abbiamo provato dopo un attentato di mafia. Solo che per fare questo ci vuole una rivoluzione culturale, ci vuole tempo. Intanto la gente continuerà ad andare via dalla Sicilia, si continueranno a fare i viaggi della speranza per curarsi, e nessuno andrà a votare».
Chiaro e diretto, come suo stile.
L’intervista integrale su La repubblica di oggi



















