l quadro che emerge dall’ultima analisi della Corte dei Conti sul sistema di gestione dei rifiuti in Sicilia è definito severo e preoccupante. Nella delibera approvata ieri dalla sezione di controllo, i magistrati contabili descrivono un settore che da anni soffre di gravi carenze di programmazione, organizzazione e controllo, con ricadute pesanti sulla capacità amministrativa della Regione e sull’utilizzo delle risorse pubbliche.
Pianificazione insufficiente e conseguenze sulla rete degli impianti
Secondo i giudici, l’assenza di una strategia coerente e affidabile continua a ostacolare la realizzazione di un sistema impiantistico completo e funzionale. Le difficoltà non sono nuove: venticinque anni di gestione commissariale avrebbero dovuto produrre infrastrutture essenziali, ma la Corte rileva come, in mancanza di una visione d’insieme, quei tentativi siano rimasti largamente incompiuti.
Il risultato è una rete impiantistica frammentata, spesso sovradimensionata o sottoutilizzata, che non permette alla Regione di affrontare in modo efficace le esigenze legate allo smaltimento, al recupero e alla valorizzazione dei rifiuti.
Le richieste dei magistrati: undici punti da chiarire
Nella loro analisi, i giudici individuano vari aspetti ancora da approfondire. Tra le criticità sollevate figurano:
la necessità di parametri tecnici aggiornati per stabilire la capacità effettiva di termovalorizzatori e discariche;
la richiesta di dati più precisi sui flussi di rifiuti urbani;
lacune informative che rendono difficile la valutazione dell’efficienza complessiva del sistema.
La Corte ha dunque rivolto alla Regione un elenco di undici quesiti ai quali sarà necessario rispondere per poter completare il controllo sul settore.
Documentazione incompleta sulle gestioni commissariali
Una delle contestazioni più forti riguarda la quasi totale assenza di documentazione relativa alle numerose gestioni commissariali che si sono succedute negli anni. La mancanza di atti, relazioni e bilanci impedisce alla Corte di verificare:
quali opere siano state finanziate;
quali infrastrutture siano state effettivamente realizzate;
quante risultino oggi operative.
Il quadro descritto parla di un sistema “opaco” in cui la distinzione tra gestione straordinaria e gestione ordinaria risulta, secondo i giudici, confusa e priva di un coordinamento adeguato.
Un problema che dura da decenni
La delibera sottolinea come la Sicilia, nonostante i continui interventi emergenziali e gli ingenti fondi stanziati, non sia mai riuscita a dotarsi di un modello stabile e sostenibile per la gestione dei rifiuti. Il rischio, secondo la Corte, è che l’assenza di una direzione chiara comprometta nuovamente la possibilità di completare l’intera rete impiantistica prevista.



















