“Questa squadra non ha ancora un’anima”, aveva affermato Pippo Inzaghi dopo la sconfitta di Castellammare di Stabia e perfino dopo il pareggio di Chiavari.
L’altro ieri, presentando Empoli-Palermo, lo stesso Inzaghi era tornato sull’argomento: “Dobbiamo alzare, giocare, creare un gruppo, un’anima”.
Il concetto di “anima” torna spesso fuori nei discorsi di Inzaghi ergo: è un elemento fondamentale per le sue squadre, per il suo lavoro.
Le squadre di Pippo Inzaghi non hanno mai lasciato sbalorditi per un gioco spumeggiante e avvolgente bensì per quei valori importanti che solo le squadre con un’anima possono riuscire a maturare giungendo a mete impensate (Pisa docet).
Possiamo immaginare, quindi, quanto il pianeta-Inzaghi possa aver tremato in palese assenza di gioco e di anima fino a tre partite fa, forse anche due.
La vittoria per 5-0 contro la Carrarese della scorsa settimana aveva aperto una speranza nel cuore di tutti noi tifosi seppur consapevoli che la partita di Empoli ci avrebbe fornito ulteriori dati, altre informazioni.
Ebbene, è andata davvero così: Empoli ci ha spiegato molto meglio come stia oggi il Palermo, quali progressi abbia maturato, che obiettivi potrebbe raggiungere.
Non era facile per vari motivi: la forza dell’Empoli (squadra appena retrocessa dalla serie A), la storia dei precedenti tra le 2 squadre (con il Palermo vincente al Castellani una sola volta, nel 1996/97) e, non ultima, la grande voglia di rivalsa non dichiarata ma certa del tecnico dei toscani, Dionisi, dopo l’annata tormentata vissuta la scorsa stagione all’ombra del Monte Pellegrino.
Malgrado tutto ciò, schierando la stessa formazione della scorsa settimana, Inzaghi & C. hanno messo subito le cose in chiaro impostando la partita in versione “io faccio quello che devo fare” e già al 7° minuto di gioco grazie ad un’invenzione di Palumbo, era Le Douaron a togliere la polvere dalla rete difesa dall’ex rosa Fulignati.
Il gol subìto a freddo faceva barcollare gli azzurri di Dionisi che faticavano a trovare la porta rosa.
Giusto il tempo di scrollarsi di dosso lo schock per lo svantaggio inaspettato che, al 18°, i rosanero raddoppiavano: angolo di Ceccaroni, spizzata di Ranocchia al centro dell’area di rigore avversaria e tap-in vincente del vichingo rosanero: Pohanpalo.
0-2 e palla al centro!
Da lì alla fine del primo tempo era un continuo alternarsi di occasioni da una parte e dall’altra con i padroni di casa che, ovviamente, non ci stavano e provavano, ove possibile, a mettere a repentaglio la porta difesa da Joronen che, dal canto suo, non sbagliava un intervento.
La ripresa iniziava con il cambio tra Peda e Berezinscky che era stato ammonito nella prima parte della gara (che Diakitè possa rappresentare uno dei papabili per una cessione invernale vista anche la crescita dell’ex capitano della Sampdoria?).
L’Empoli cambiava subito Nasti con Pellegri, ex promessa del calcio italiano con una carriera fon qui dilaniata da svariati, gravi, infortuni.
I padroni di casa ci credevano, certamente cazziati a dovere nell’intervallo da Dionisi, e iniziavano a produrre azioni su azioni, la prima delle quali vedeva un portentoso Joronen opporsi alla grandissima su una botta devastante di Moruzzi ben imbeccato da un ottimo Elia.
Era a quel punto che ad Inzaghi suonava in mente il campanello del pericolo, cosa che lo portava a cambiare in un solo colpo Le Douaron e Segre con Vasic ed il rientrante Gomes.
L’accorgimento tattico pareva non bastare e, al 63°, era proprio l’ex torinista Pellegri ad accorciare le distanze sugli sviluppi di un’azione empolese sublimata da una bel lancio di Moruzzi (molto interessante questo profilo) che trovava la retroguardia del Palermo stranamente distratta.
Bani, proteso al salvataggio, provava ad allungare sul fondo la traiettoria del pallone ma colpiva il palo alla sinistra di Joronen, la palla rimbalzava in campo proprio sui piedi di Pellegri che non si lasciava sfuggire l’occasione per accorciare le distanze e riaprire una partita che pareva già chiusa.
Era proprio quella la fase della partita in cui il Palermo soffriva di più.
L’assenza di Segre si faceva sentire parecchio in virtù di un Gomes che quest’anno fa fatica a ritrovarsi.
Al 65° e al 68° era ancora l’Empoli a farsi pericoloso ma il Palermo teneva tutto sommato bene grazie ancora ad uno Joronen maestoso.
La partita cambiava ancora al 70° quando Inzaghi capiva che serviva un argine davanti la difesa ed inseriva Blin al posto di un Palumbo esausto e ormai disinnescato dall’inerzia di una partita che si stava mettendo male.
La mossa funzionava e i rosa tornavano dalle parti dell’area azzurra fino al provvidenziale gol del 1-3, ancora con re Poja abile a tradurre in rete un bel cross di Pierozzi “bucato” da Guarino proprio in prossimità del centro dell’area piccola.
Un invito a nozze per un rapace come il finlandese che, infatti, non lo rifiutava affatto portandosi a 10 gol in cima alla classifica del torneo cadetto.
Da quel momento solo Palermo con altre occasioni di Ranocchia, Ceccaroni, Vasic (eclatante il suo errore con la porta letteralmente aperta a pochi metri) e ancora Pohjanpalo.
Giusto il tempo per vedere timbrare il cartellino a Veroli che la partita terminava regalando al gruppo di Inzaghi la seconda vittoria di fila, il terzo risultato utile consecutivo ed un’altra enorme boccata di ossigeno, di convinzione, autostima e consapevolezza.
Al termine abbracci tra tutti e per tutti in mezzo al campo, perfino per quel Dionisi a cui i tifosi rosa (ancora una volta meravigliosi in quasi 1400 unità sugli spalti del Castellani) non hanno perso occasione di manifestare la propria (giustificata), antipatia.
Il Palermo e i palermitani tornano a sognare prendendo parallelamente consapevolezza che quell’agognato secondo posto non è poi cosi lontano.
Alla fine la definizione di “crocevia” cosi tanto invisa a Pippo Inzaghi, nei fatti si è rivelato appropriata perché mai come dopo un simile vittoria su un campo storicamente difficile per i colori rosa, l’impressione che si sia trovata la quadratura del cerchio si è fatta palese in ogni tifoso rosanero.
Del caso-Brunori ne parleremo più avanti o forse, chissà, non ne parleremo mai…
Per il resto noi gioiamo ma proviamo a non esaltarci troppo per non ritrovarci ancora una volta delusi e affranti nel caso di un nuovo salto nel vuoto; spesso, nella vita, si procede per sensazioni e la nostra, questa volta, ci lascia dentro una dolce, dolcissima, consapevolezza: forse ci siamo!



















