“VOTATE SÌ E CI TOGLIAMO DI MEZZO LA MAGISTRATURA, CHE SONO PLOTONI DI ESECUZIONE”
Così tuona Giusi Bartolozzi, il Capo di Gabinetto del Ministero della Giustizia, durante la trasmissione “Il Punto” dell’emittente siciliana Telecolor.
Ma giocare in casa non sempre dispensa da ripercussioni rumorose, mi chiedo poi perchè si sia lasciata andare ad un’affermazione così grave proprio in una rete televisiva siciliana, ci sarebbe da offendersi, quasi che in Sicilia tutti sperassimo nella fine della Magistratura, ci spiegasse anche perchè dovremmo farlo, l’onorevole Bartolozzi.
Questa donna di governo ci dice finalmente la sua verità sull’intento della Riforma della Giustizia, che invece sarebbe il caso di chiamare Riforma della Magistratura; stavolta non viene tirato in ballo il caso Tortora, Garlasco e la famiglia nel bosco, dato che non c’entrano nulla col contenuto della riforma; sono questi argomenti cari alla Meloni, ma Giusi, magistrata laureatasi alla Luiss, non si sente di sostenerli, che figura ci farebbe?
Ed allora, incalzata da Ilaria Cucchi, sbotta e ci sbatte in faccia, anche abbastanza rabbiosamente, la sua verità: la Magistratura va eliminata.
Alla luce di tale rivelazione, che non sorprende in realtà, ma che certamente dirompe con una forza micidiale nel dibattito attuale tra le ragioni del SÌ e del NO sull’ ormai vicinissimo Referendum Costituzionale, sorge una riflessione: fino a questo momento sia i sostenitori del SÌ che quelli del NO, hanno parlato di Magistratura politicizzata.
Per il SÌ, la Magistratura politicizzata sarebbero i magistrati influenzati dalle correnti politiche, perciò andrebbero perimetrati con una serie di accortezze, come la creazione di due CSM, ed una cospicua parte dei membri di questi organismi andrebbero scelti a sorteggio entro un gruppo di nominativi preselezionati dal Parlamento stesso.
Per il NO, invece, una Magistratura politicizzata è quella che nascerebbe qualora passasse il SÌ al Referendum, ovvero una Magistratura che opererebbe nei limiti circoscritti e stabiliti dal Governo e che si troverebbe in una posizione di subordinazione rispetto all’Esecutivo, contrariamente a quanto la Costituzione stabilisce in ordine alla divisione dei poteri dello Stato ed alla loro funzione democratica di bilanciamento.
E poi, da un’analisi dei fatti, si prospetta una terza categoria ideologica di Magistratura politicizzata: quando un magistrato si spoglia della sua toga, rinnegandola del tutto e sposando solo un interesse politico e partitico nello stesso momento in cui auspica l’eliminazione della Magistratura stessa.
Ecco, questa mi pare più esattamente l’idea di Magistratura politicizzata rappresentata dall’onorevole Bartolozzi.
Elena Pagano















