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Il pittore degli umili. Intervista impossibile a Giuseppe Boscarino. Di Giacomo Cuttone

Redazione by Redazione
Marzo 16, 2026
in Cultura, Le interviste impossibili
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Il pittore degli umili. Intervista impossibile a Giuseppe Boscarino. Di Giacomo Cuttone
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Giuseppe Boscarino fu un artista precoce e dotato di straordinaria sensibilità. Pittore e ritrattista, seppe catturare l’anima dei suoi soggetti e dare voce agli umili, lasciando testimonianze preziose in Sicilia e in Italia, dalle decorazioni militari di Villa Mellini agli affreschi nelle case private. In questa intervista “impossibile” riviviamo la sua vita, le sue opere e le sue riflessioni più intime.

D: Può raccontarci dei suoi primi anni a Mazara del Vallo?
R: Mazara, dove tutto cominciò. Nacqui il 30 maggio 1886, primo di sei figli, in una famiglia contadina. La scuola elementare fu breve; mio padre mi mise a lavorare in una bottega di un falegname. Tra legno e colori scoprii la mia vocazione. Già allora decoravo le spalliere dei carretti siciliani con scene dei Paladini di Francia. I vicini dicevano che ero “versatile e intraprendente”. Forse avevano ragione.

D: E come arrivò alla pittura su tavola, seduto sui marciapiedi?
R: Fu un incontro fortunato. Avevo quattordici anni e disegnavo un ragazzo che attingeva acqua a una fontanella. Francesco Catania, fotografo di Mazara, mi vide e decise di prendersi cura della mia formazione. Convincere mio padre non fu facile: non avevamo mezzi per mantenere gli studi. Ma Catania fu un vero mecenate, amorevole e instancabile. Mi accompagnò a Napoli e i professori dell’Istituto di Belle Arti mi ammisero direttamente al quarto anno.

D: Napoli, Venezia, Roma… un percorso rapido e brillante.
R: Sì. Napoli fu la mia base iniziale; poi Venezia, dove fui primo assoluto nel corso speciale di disegno di figura con Ettore Tito. A Roma seguii i corsi di figura presieduti da Ettore Ferrari. Ogni città mi insegnava qualcosa di nuovo, ma il ritratto rimase la mia vera passione.

D: Come visse la leva militare?
R: Molti pensano che sette anni di servizio militare siano stati un ostacolo. Per me, invece, furono fondamentali. Servii nella Sezione Fotografica fondata da Maurizio Mario Moris e, tra il 1915 e il 1917, dipinsi affreschi a Villa Mellini, oggi Osservatorio Astronomico di Roma. Dirigibili, figure alate, amazzoni… ogni dettaglio rifletteva fascino e tecnica.

D: Tra i suoi soggetti ci furono anche alti ufficiali, come il generale Moris.
R: Sì, il generale fu molto generoso. Mi commissionò ritratti e affreschi della Villa. Lavorare con persone di alto rango richiede rispetto ma anche fermezza artistica. I miei rapporti furono cordiali; la modestia e la dedizione aprono molte porte.

D: Come descriverebbe la sua attività artistica a Mazara dopo il ritorno dalla leva?
R: Tornato a Mazara, insegnai storia dell’arte e decorazione al Liceo Classico Gian Giacomo Adria e fondai la Scuola d’Arte e Mestieri. Insegnare mi dava gioia, ma non trascuravo la pittura: affreschi, ritratti, collaborazioni… era un lavoro per vivere, ma con l’arte sempre nel cuore. Amavo dipingere gli umili, i bambini, chi soffre.

D: La critica la definì “pittore degli umili”.
R: Mi lusinga. Non cercavo la fama. Dipingevo ciò che sentivo. I miei ritratti vogliono cogliere non solo l’aspetto, ma l’anima: due ragazzi che giocano a carte, un cestino di fichi d’India… piccole verità quotidiane, momenti di umanità che non devono andare persi.

D: Purtroppo morì giovane, a soli quarantaquattro anni.
R:
Sì, sempre con la voglia di creare. Dicevo: “oggi lavoro per vivere, domani lavorerò per la mia arte”. Ma il domani fu breve. La mia ultima opera, forse, fu la decorazione del Palazzo del Podestà a Mazara. Volevo lasciare un dono alla mia città, che tanto mi aveva dato.

D: Peccato che siano andate perdute…
R: Sì, purtroppo molte delle mie creazioni non sono più reperibili. Alcuni dipinti privati non hanno nemmeno documentazione fotografica, e sapere che parte del mio percorso artistico resta sconosciuta è triste. Tuttavia, spero che chi ama la pittura possa scoprire e apprezzare ancora ciò che è sopravvissuto.

D. Come desidera essere ricordato?
R: Vorrei che le mie opere venissero raccolte, studiate e ammirate. Non cerco notorietà, ma desidero che si mantenga viva la memoria di chi, come me, ha vissuto per l’arte con passione e umiltà.

Giuseppe Boscarino rimane una figura di grande sensibilità e talento, un artista che visse e creò con passione, umiltà e senso del dovere. Le sue opere, sparse e spesso ignote, aspettano di essere riscoperte, restituendo alla Sicilia e all’Italia un pittore capace di trasmettere verità, bellezza e umanità.

Giacomo Cuttone

La foto: Giuseppe Boscarino da Mazara forever

Redazione

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