Tanto tuonò che piovve. I proverbi, si sa, non sbagliano mai. Ed anche in questo caso, dopo mesi di provocazioni, piccole ripicche e giochi di strategia, alla fine, il giocattolo si è rotto.
Un guanto di sfida lanciato in consiglio comunale, una verifica politica richiesta a gran voce che termina, dopo poco più di 10 giorni (festività comprese) dall’azzeramento della Giunta, alla sua ricomposizione.
Si, proprio così: letteralmente, una ricomposizione… ma parziale.
Cinque dei sette assessori riconfermati; stesse forze politiche a comporre quella maggioranza uscita dalle urne con la sola esclusione, (o rifiuto?) di FDI, unica forza politica del progetto civico di Salvatore Quinci, a proseguire.
Stesso perimetro, stessi soggetti, stesso progetto.
Eppure, sembra che dallo stesso giorno dell’azzeramento, le interlocuzioni tra i vertici del partito (locale, provinciale, regionale, nazionale… forse addirittura intergalattico) e il sindaco ci sono state e come.
Chiamate, incontri, direttivi e riunioni fiume che solo qualche giorno prima avevano confermato l’interesse a proseguire con il sostegno all’Amministrazione Quinci di cui, oggettivamente, FDI e’ stato un pilastro in questi quasi due anni.
Del resto, grosse variazioni politiche non ce ne sono state, passaggi personali e cambi di casacca verso la maggioranza sono, in questi mesi, avvenuti sia verso FDI che verso il gruppo dell’assessore Billardello ed entrambe le forze hanno accolto di buon grado i folgorati redenti sulla via di Damasco.
Le nubi all’orizzonte sembravano diradarsi, la discussione è solo e semplicemente sui nomi.
In città partono le scommesse, ogni giorno si susseguivano voci, nomi proposti e conseguenti rifiuti, veti incrociati in una partita tutta interna a FDI, anzi, tra FDI ed il sindaco. Non sentiamo certo nessuno chiedere “progetti” o nuove azioni amministrative.
Ed è sui nomi dei due assessori che, evidentemente, la quadra non si è trovata, tanto da portare, dopo giorni di tuoni, all’annuncio dell’abbandono della Giunta e della maggioranza pochi minuti prima dell’insediamento. Piove.
Giunta nominata, una lettera del partito alla città già pronta dove si annunciava l’abbandono del progetto amministrativo per motivi che non vengono spiegati.
E le due caselle rimangono vuote nella nuova giunta (ma di questo ne discuteremo nei prossimi giorni).
Davvero è solo questione di nomi? Forse le incompatibilità personali di Torrente e Caruso con il resto della Giunta e con il sindaco erano davvero fratture insanabili? C’è stata forse una resa dei conti interna a FDI tra correnti diverse per la rappresentanza in Giunta o c’era una exit strategy ben pianificata da tempo come avevamo scritto giorni fa? Un partito così ampio non è riuscito a trovare al suo interno figure autorevoli da proporre al Sindaco in grado di ristabilire i rapporti di fiducia con il primo cittadino o quest’ultimo avrebbe detto “no” a chiunque e a qualunque proposta? Dove sta la verità? E perché non c’erano pronti eventualmente gli altri due nomi, se questo fosse stato l’obiettivo principale di Quinci? Forse aspetta tempi migliori per riempire le caselle mancanti? Quello che accadrà sicuramente è che adesso in maggioranza (vera o nascosta) ognuno si riterrà fondamentale (dati i numeri), e quindi autorizzato a chiedere qualche poltrona di più. Conosciamo questi meccanismi.
Quello che appare purtroppo è una politica dove le questioni personali prevalgono su idee, progetti, bene comune. Non si litiga per visioni differenti, per proposte divergenti ma per nomi e ruoli. E strategie. E di progetti si parla solo dopo, per giustificare, da una parte e dall’altra, le proprie scelte che, però, non sono dipese in realtà da questo.
Sullo sfondo non si possono non notare le elezioni regionali, nazionali, magari le prossime amministrative e risulta davvero difficile immaginare che nulla c’entri “la campagna elettorale perenne” (cit. Sindaco Quinci) mentre tutti continuano a professare quell’amore incondizionato per una città dove però, ad essere traditi, continuano ad essere i cittadini, disgustati spettatori delle soap opera della politica.
Roberto Rubino
















Credo che alla base della questione vi siano dei “pacta non servanda”, spregiudicate piroette politiche e una sindrome napoleonica che non hanno niente a che vedere con l’interesse della città. D’altronde una politica mediocre non può che scaturire da politici mediocri. Questa è la minestra e di questa la città si deve accontentare.