Mazara del Vallo ha dato i natali a due artisti del Novecento che hanno condiviso vita e arte: Enzo Santostefano (1907-1982) e Rosa Ferreri (1914-1998). Entrambi hanno saputo catturare la realtà con sensibilità e rigore: lui attraverso paesaggi e nature morte intrisi di realismo magico, lei attraverso figure femminili, monache e giovani educande. In questa intervista impossibile, marito e moglie raccontano il loro percorso, le influenze, le esposizioni e la simbiosi creativa che li ha accompagnati per tutta la vita.
D: Enzo Santostefano e Rosa Ferreri: due artisti che sono anche una coppia. Come definireste la vostra pittura?
Enzo: La mia pittura nasce da un legame profondo con la natura. Ho sempre cercato di catturare luce e dettaglio, che siano paesaggi marini, agresti, nature morte o scene sacre. Ogni elemento concreto ha un peso nella composizione, anche quando mi sono avvicinato all’astrattismo o al surrealismo.
Rosa: Enzo dialoga con la natura. Io mi concentro sulla figura umana: giovani educande, fragili monache, momenti di vita quotidiana. Nei miei quadri alterno semplicità, vitalità e introspezione. Il nostro lavoro nasce dalla stessa attenzione alla realtà, declinata in modi diversi: lui esplora l’esterno, io l’interno delle persone.
D: Enzo, ha frequentato maestri come Pippo Rizzo, Michele Dixitdomino e Giovanni Rosone. Quanto hanno influenzato il suo percorso?
Enzo: Sono stati punti di riferimento fondamentali. Con loro ho imparato che il realismo non è solo riproduzione, ma trasmettere la vita stessa. Ho affinato il mio sguardo su luce, colori caldi e sfumato, che caratterizzano il mio lavoro.
Rosa: Anche per me quegli incontri, uniti alla vicinanza con Enzo, sono stati determinanti. Ho capito che semplicità e sintesi non sono banalità, ma strumenti per raccontare vita e spiritualità quotidiana, ciò che prediligo nei miei soggetti.
D: Rosa, la sua pittura si concentra su figure femminili e momenti quotidiani. C’è un filo conduttore con l’opera di Enzo?
Rosa: Certamente. Entrambi cerchiamo un equilibrio tra osservazione e sentimento. Enzo trasforma paesaggi e nature morte in realismo magico; io catturo la vita interiore dei miei soggetti. Dipingiamo ciò che riteniamo essenziale, anche se in modi diversi.
Enzo: La nostra casa è stata uno spazio di scambio continuo. Ricordo ancora le discussioni sui colori, sugli sfondi, sulle proporzioni. La nostra arte è cresciuta insieme.
D: Avete partecipato a importanti esposizioni: XXV Biennale di Venezia, Giro d’Italia della Pittura Contemporanea, premi Michetti, Suzzara, Marzotto e Quadriennale di Roma. Come avete vissuto queste esperienze da coppia?
Rosa: Erano momenti di gioia, orgoglio e confronto. Ho esposto in modo significativo per la prima volta nel 1952 al Premio Zavattini, e da lì ho partecipato ai premi Michetti, Suzzara e Marzotto. È stato il momento in cui ho consacrato il mio impegno alla pittura.
Enzo: Con partecipazioni in rassegne nazionali e internazionali, tra cui il Giro d’Italia del ’51 con Morandi, Carrà, De Chirico, Casorati, Rosai e Guttuso, e la Biennale del ’50 a Venezia, ho visto crescere la mia voce artistica, sempre con lo sguardo rivolto alle nostre radici e alla vita quotidiana.
D: Rosa, nel ciclo Ritratto in ambita dimora ha voluto catturare l’elevatezza morale più che la somiglianza. È un tema che può dialogare con la pittura di Enzo?
Rosa: Sicuramente. Enzo cerca luce ed essenza nella natura; io nella figura umana. Entrambi vogliamo trascendere la realtà immediata per arrivare a qualcosa di universale.
Enzo: Il nostro comune denominatore è l’osservazione attenta, la ricerca di vita nei dettagli, siano essi un fondale marino o il gesto di una giovane educanda. La nostra arte è dialogo, e forse per questo siamo così complementari.
D: Infine, come vorreste essere ricordati?
Rosa: Vorrei che mi ricordassero come chi ha mostrato la semplicità con dignità, l’intimità con poesia, prendendo spunto dall’educazione e dalla vita quotidiana delle giovani che osservavo.
Enzo: Io come chi ha trasformato la luce in linguaggio e la natura in identità, integrando realismo e magia. Insieme, speriamo di aver lasciato tracce che parlino di vita e armonia.
Enzo Santostefano e Rosa Ferreri hanno reso la loro arte un dialogo continuo tra natura, luce e figura umana. La loro esperienza unisce la tradizione figurativa del Novecento siciliano a un’intimità poetica che trascende il tempo, trasformando la realtà in bellezza condivisa.
Giacomo Cuttone
Le foto: dalle loro pagine Facebook















