Se serviva un messaggio chiaro da parte degli elettori, se non fosse stato chiaro il messaggio dell’ultimo Referendum, il voto amministrativo ed il turno di ballottaggio è più che un segnale politico. Il centrodestra siciliano, tanto ed unicamente intento a bilancini di potere, equilibri e posizionamenti personali, che ha completamente dimenticato una Regione che forse governa per inerzia, è in grossa, profonda crisi. Mai come adesso lo scenario all’orizzonte si prospetta tenebroso per la destra siciliana: la Sicilia non è una roccaforte.
E, forse, non lo è mai stata o almeno, dal 61-0 di Berlusconi, non lo è più da tempo. Una ARS dove ormai vanno in scena continuamente solo ricatti e ricattucci, guerre di potere, incapace di fornire risposte a cittadini ma anche agli amministratori locali, ai consiglieri, ai dirigenti di partito sempre più ai margini di cerchi magici sempre più piccoli. Un Governo regionale lento, ingolfato, goffo, travolto da scandali continui, una crisi di leadership senza precedenti con generali senza più soldati interessati a lustrare solo le proprie medagliette mentre il mondo attorno crolla.
Una unica strategia: tanto, dall’altra parte, si divideranno! Tanto, dall’altra parte, non c’è nulla!
Certo, non è che i “nostri eroi” progressisti facciano molto per smentire e prospettare una visione alternativa di Governo… ma chissà, magari è solo una geniale strategia per non allarmare l’avversario.
I risultati elettorali, però, da Marsala ad Enna, da Agrigento a Bronte sono più che eclatanti. E se per la destra sembrano “campane a lutto”, per il campo progressista deve essere una sveglia che non smette di suonare. Una sveglia suonata con forza da cittadini aggrappati ad una speranza che chiedono: ma la volete governare questa Regione, o no? Ma siete capaci di immaginare un sistema nuovo, diverso, fuori dagli schemi, che rimetta almeno nell’equazione la buona amministrazione, o in realtà volete solo mantenere quel sistema che non funziona più?
Appare evidente ai più che con una coalizione ampia, progressista e riformista, con un candidato credibile e di garanzia non avrebbe partita: 60 vs 40, se finisce bene alla destra! Davvero non si potrebbero superare le divergenze con quel nobile compromesso della Politica? Davvero il PD continuerà a curare solo il suo orticello di correnti e personalismi, per non rischiare equilibri? Davvero Ismaele La Vardera andrà da solo per “non vincere, vincendo”, prendere una barca di voti come il suo “mentore” De Luca e far vincere nuovamente la destra, per continuare a fare opposizione e radicarsi nel sistema? Davvero le forze moderate e riformiste non comprenderanno che dai territori arriva a gran voce una richiesta di buona amministrazione superando steccati ed ideologie?
Potrà il “campo largo” esimersi dall’ascoltare questa richiesta intestandosi la vera rivoluzione culturale che serve alla politica siciliana?
Trovare una sintesi non è solo “possibile”, ma doveroso, moralmente, politicamente, umanamente. Un accordo di programma decennale. Una figura progressista di spessore, di area, con competenze tecniche su temi fondamentali per lo sviluppo della Regione nei prossimi anni che possa garantire i Siciliani, prima ancora che i politici; rispetto per le componenti della coalizione senza puntare a fagocitare nessun alleato e “rischiando” anche un piccolo, inutile equilibrio interno. Il coraggio di immaginare un metodo diverso, aperto, inclusivo costruito tra due binari: legalità e capacità amministrativa.
Non è vero che le ideologie non possono essere pragmatiche. Serve solo la volontà di cambiare. Altrimenti, è solo il solito, vecchio, inciucio: far vincere una destra che non potrebbe vincere mai!
Giacomo D’Annbale















