Leonardo Bonanno è stato una delle figure più rappresentative della cultura di Mazara del Vallo. Studioso, poeta e uomo profondamente legato alla sua terra, capace di unire memoria storica e impegno civile.
D.: Per iniziare, può raccontarci brevemente il suo percorso umano e professionale?
R.: Sono nato a Mazara del Vallo il 15 luglio 1887, e qui ho trascorso gran parte della mia vita, fino alla mia morte il 25 aprile 1962. Ho svolto diverse attività: sono stato funzionario del Ministero delle Finanze e avvocato, ma anche ispettore onorario alle antichità e belle arti. Ho avuto l’onore di dirigere la biblioteca e il museo cittadino. Accanto a questi incarichi, ho coltivato la scrittura in molte forme: poesia, saggistica, pubblicistica; sono stato anche agricoltore.
D.: Partiamo allora dalla sua opera «La romanità di Mazara». Cosa rappresenta, secondo lei, l’eredità romana per Mazara?
R.: L’eredità romana non è soltanto un fatto storico, ma una radice profonda dell’identità cittadina. In «La romanità di Mazara» ho cercato di mostrare come il passato romano continui a vivere nelle strutture urbane, nelle tradizioni e persino nella mentalità dei mazaresi. Comprendere quella fase significa comprendere noi stessi.
D.: Lei ha dedicato grande attenzione anche al periodo risorgimentale con l’opera “Il risorgimento in Sicilia”, scritta insieme a Rosa Bellafiore Amabile. Perché questo momento storico è così centrale?
R.: Il Risorgimento è un passaggio cruciale, non solo per la Sicilia ma per tutta l’Italia. Con Rosa Bellafiore Amabile abbiamo voluto raccontare il contributo dell’isola, spesso trascurato, mettendo in luce uomini, idee e fermenti che hanno animato anche realtà locali come Mazara. È una storia di partecipazione e di identità nazionale in costruzione.
D.: Oltre alla saggistica, lei si è dedicato anche alla poesia. Quale ruolo ha avuto nella sua produzione?
R.: La poesia è stata una forma più intima di espressione. Opere come “L’offerta” del 1924 e “La vespa” del 1932 mostrano lati diversi del mio sentire, talvolta più riflessivo, talvolta giocoso. Anche scritti come “Memorie di un ex agente delle tasse” del 1954 nascono dall’esperienza vissuta. Dopo la mia morte, nel 1963, è stata pubblicata anche “La collana”, che raccoglie ulteriori componimenti.
D.: Lei è ricordato come una figura importante per la crescita culturale della città. Come vede il ruolo della cultura in una comunità?
R.: La cultura è memoria e futuro insieme. Senza memoria, una città perde la propria anima; senza cultura, non può evolversi. Il mio lavoro è sempre stato guidato da questo principio: custodire il passato per dare strumenti al presente.
D.: Oggi la biblioteca comunale di Mazara porta il suo nome. Che significato ha per lei questo riconoscimento?
R.: È un grande onore, ma lo considero soprattutto un simbolo. Una biblioteca non è solo un luogo di libri, è uno spazio di crescita collettiva. Sapere che il mio nome è legato a un luogo di conoscenza significa che il mio impegno continua a vivere attraverso le nuove generazioni.
D.: Se potesse lasciare un messaggio ai cittadini di oggi, quale sarebbe?
R.: Non dimenticate mai chi siete e da dove venite. Studiate la vostra storia locale, perché è lì che si trova il senso della vostra identità. Mazara del Vallo ha un patrimonio ricchissimo: conservarlo e valorizzarlo è una responsabilità di tutti.
Questa intervista immaginaria restituisce il profilo di un intellettuale profondamente radicato nella sua comunità. Il pensiero di Leonardo Bonanno invita ancora oggi a riscoprire il valore della storia locale come fondamento dell’identità collettiva e come guida per costruire il futuro.
Giacomo Cuttone















