La politica, a Roma come a Palermo, non si smentisce. Di fronte alla crisi profonda che sta attraversando il comparto della pesca, si continua a celebrare come un grande risultato lo stanziamento di risorse del tutto insufficienti rispetto alla reale entità dei danni subiti dalle imprese e dai lavoratori del settore. E tutto questo mentre sono trascorsi ormai oltre otto mesi dai primi gravi danni provocati dalle avverse condizioni meteorologiche. Ma siamo su Scherzi a parte?
Salutato come un importante traguardo, il rifinanziamento del Fondo di solidarietà nazionale della pesca e dell’acquacoltura, destinato alle imprese colpite da calamità naturali ed eventi meteorologici e meteomarini eccezionali nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2024 e il 31 dicembre 2026, non appare in grado di rispondere alle reali necessità del comparto.
Allo stesso modo, il finanziamento di 3,2 milioni di euro destinato al settore della pesca e dell’acquacoltura in Sicilia, annunciato con grande enfasi dal Governo regionale, è ben lontano dalle richieste e dalle esigenze rappresentate da imprese e pescatori.
Entrambi gli interventi nascono con l’obiettivo di sostenere le imprese nel fronteggiare i danni subiti, ma, secondo Confial Marittimi Sicilia, dimostrano ancora una volta quanto la politica sia distante dalla realtà quotidiana di chi vive e lavora nel settore.
Da una parte, la disposizione approvata dal Consiglio dei Ministri lo scorso 4 agosto, che rifinanzia con 3 milioni di euro per il 2026 il Fondo di solidarietà nazionale della pesca e dell’acquacoltura. Dall’altra, il provvedimento della Regione Siciliana che, con decreto dirigenziale del 22 luglio 2026, ha stanziato complessivamente 3,2 milioni di euro per il ristoro dei danni provocati dal ciclone Harry tra il 19 e il 21 gennaio 2026, utilizzando risorse del bilancio regionale.
«Siamo ben lontani dal soddisfare le richieste avanzate dalle associazioni datoriali del settore – afferma Giuseppe Messina, segretario di Confial Marittimi Sicilia – che soltanto in Sicilia hanno stimato danni superiori ai 28 milioni di euro nel periodo compreso tra dicembre 2025 e i primi sei mesi del 2026, determinati dalle avverse condizioni climatiche e dall’impennata del costo del carburante».
A preoccupare ulteriormente il comparto è anche l’imminente fermo biologico, che costringerà imprese di pesca e pescatori ad affrontare un ulteriore e lungo periodo di inattività. Una pausa che si aggiunge alle numerose giornate di mancata pesca già accumulate a causa delle condizioni meteorologiche avverse e che rischia di aggravare ulteriormente una situazione economica già estremamente fragile.
«È una situazione paradossale – continua Messina – perché mentre le imprese sono costrette a fare i conti con giornate e giornate di inattività, costi di gestione sempre più elevati, carburante alle stelle e danni provocati dagli eventi climatici, si continua a parlare di milioni di euro come se fossero risorse sufficienti a risolvere una crisi che, invece, ha dimensioni ben più ampie».
E come se non bastasse, arriva un’ulteriore elemento di preoccupazione: nella manovra di bilancio all’ARS non è stato previsto neanche un euro specificamente destinato a sostenere la crisi del settore della pesca.
«La politica dovrebbe fermarsi e interrogarsi – conclude il segretario di Confial Marittimi Sicilia – sul perché di uno sfilacciamento così evidente tra le istituzioni e la realtà quotidiana delle imprese e dei lavoratori della pesca. Non servono annunci celebrativi né interventi simbolici. Servono risorse adeguate, tempi certi e soprattutto la capacità di ascoltare realmente chi ogni giorno affronta il mare, i costi, i rischi e le difficoltà di un settore che rischia concretamente di non avere più futuro».
Giuseppe Messina
Segretario Confial Marittimi Sicilia















