Guardato senza audio, è quasi un video da cartolina dell’estate. Ragazzi che ballano, sorridono, saltano. Le mani alzate, la musica, l’ultima notte della stagione in un noto lido della costa mazarese, alle porte di Torretta Granitola. Una comitiva di giovani che si diverte, apparentemente senza altro significato. Poi si alza il volume e quella che sembrava una normale festa di fine estate diventa improvvisamente un’altra cosa. Dalle casse del lido arriva Faccetta nera intonata dalla band presente. I ragazzi continuano a ballare, saltano, alzano le mani e accompagnano la musica cantando. La scena è quella di una festa, ma la colonna sonora è una delle canzoni più direttamente associate alla propaganda del fascismo e alla guerra coloniale italiana in Etiopia.
È successo ieri sera domenica 06 settembre 2026. Non in una manifestazione politica, non durante un raduno nostalgico, ma alla fine di una serata estiva, in un locale frequentato da giovani. Il video, è stato pubblicato in queste ore sui social, dove sta diventando virale, con numerosi commenti negativi su quanto avvenuto.
Faccetta nera nasce nel 1935, nell’Italia fascista, alla vigilia della guerra d’Etiopia. Il brano fu legato alla propaganda dell’impresa coloniale e divenne uno dei canti più conosciuti del repertorio fascista. Oggi, a distanza di oltre novant’anni, torna a essere utilizzato in un contesto completamente diverso ovvero una festa sulla costa siciliana. Ed è qui che si apre la questione. Che cosa rappresenta oggi Faccetta nera per chi la canta o la balla? Una provocazione? Una goliardata? Una canzone conosciuta per tradizione familiare o popolare e privata del suo significato originario? Oppure il richiamo consapevole a un’ideologia? Dal video non è possibile stabilirlo e sarebbe altrettanto semplicistico trasformare automaticamente quei ragazzi in militanti fascisti. Ma è proprio questa ambiguità a rendere quelle immagini degne di attenzione.
Gli interrogativi continuano ed in particolare, cosa accade accade quando un brano nato dentro la propaganda di un regime dittatoriale torna a essere cantato e ballato da una generazione che quel regime non lo ha mai conosciuto. Il tema, inevitabilmente, riguarda la memoria, la storia, il senso civico. Perché il rischio è che, quando la memoria si perde, anche i simboli finiscano per cambiare significato. Una canzone nata per accompagnare la propaganda di una dittatura può diventare, per chi non ne conosce la storia, soltanto una canzone da cantare in compagnia.
Ma è proprio qui che quelle immagini fanno riflettere. Non tanto per quei ragazzi che ballano, dei quali non è possibile conoscere intenzioni e consapevolezza, quanto per ciò che la scena racconta. Nel 2026, in una notte di fine estate, Faccetta nera è tornata a essere la colonna sonora di una festa e per qualche minuto, sulla pista da ballo, la distanza tra il passato e il presente è sembrata improvvisamente molto più corta.
Roberto Marrone















