Di seguito la nota del PD provinciale sulla questione decadenza consiglieri comunali a Trapani.
A Trapani si sta consumando un passaggio istituzionale che riteniamo meriti la massima attenzione. Il 16 settembre il Consiglio Comunale sarà chiamato a pronunciarsi sulla decadenza di cinque consiglieri comunali, nonostante nel corso dell’istruttoria siano stati acquisiti pareri e valutazioni che hanno sollevato forti perplessità sulla fondatezza delle contestazioni, fino al parere del Dipartimento regionale delle Autonomie Locali e a quello del Segretario generale del Comune, che ha evidenziato profili di illegittimità e illogicità della procedura.
Il procedimento aveva inizialmente coinvolto otto consiglieri comunali ed è stato successivamente archiviato per tre di essi. Una circostanza che rende necessario comprendere sulla base di quali criteri siano state ritenute valide alcune giustificazioni e perché analoghe valutazioni non abbiano condotto
allo stesso esito per gli altri cinque consiglieri.
Come Partito Democratico non intendiamo entrare nel merito delle singole posizioni, né sottrarre alcun consigliere alle responsabilità connesse all’esercizio del proprio mandato. Ma, di fronte a questo quadro, riteniamo che la questione non sia più semplicemente quella delle assenze. In gioco ci sono la libertà e la dignità della rappresentanza democratica e il rischio che, attraverso un uso distorto delle procedure istituzionali, si finiscano per modificare gli equilibri politici determinati dal voto popolare, facendo leva sulla forza dei numeri.
Si sta determinando una situazione che rischia di comprimere la rappresentanza e di condizionare il libero esercizio del mandato consiliare, trasformando l’applicazione delle regole in un terreno di confronto politico. Una dinamica che sembra inserirsi in un quadro più ampio, nel quale orientamenti
e strategie esterne all’Aula rischiano di condizionare scelte che dovrebbero maturare nella piena autonomia dei consiglieri comunali.
In questo quadro assume particolare rilievo il ruolo del Presidente del Consiglio comunale, chiamato proprio nei momenti di maggiore tensione a garantire equilibrio, imparzialità e autonomia dell’Aula.
Il Presidente può legittimamente avere una propria appartenenza politica e proprie convinzioni, ma l’esercizio della funzione istituzionale impone un confine chiaro tra l’agire politico e il ruolo di garanzia.
Quando quel confine viene meno e chi è chiamato a garantire l’Aula finisce per piegare il proprio ruolo a dinamiche e strategie di parte che incidono sulla composizione e sugli equilibri del Consiglio, è la credibilità stessa dell’istituzione a risentirne. La funzione di garanzia non può diventare strumento
di strategie politiche maturate altrove, né le procedure istituzionali possono essere utilizzate per modificare gli equilibri determinati dal voto dei cittadini.
Le elezioni si vincono con la politica, costruendo consenso, presentando idee, programmi e una proposta credibile per la città. Non si vincono modificando attraverso procedure controverse gli equilibri usciti dalle urne.
Se un mandato elettivo può essere messo in discussione attraverso un procedimento sul quale gravano rilevanti dubbi e perplessità, e se la valutazione delle giustificazioni può produrre esiti differenti senza criteri inequivocabili e trasparenti, la questione non riguarda più soltanto cinque consiglieri o una parte politica: riguarda la libertà di ogni consigliere di esercitare il proprio mandato, il diritto degli elettori a vedere rispettata la propria scelta e la credibilità delle istituzioni democratiche.
Per questo il 16 settembre chiediamo a tutti i consiglieri comunali di essere all’altezza del mandato ricevuto: Trapani ha bisogno di istituzioni forti, autonome e imparziali, di regole applicate con rigore e nello stesso modo per tutti e, soprattutto, del pieno rispetto della volontà espressa dai cittadini.















