Il centrosinistra siciliano prova a mettere ordine nella propria partita in vista delle elezioni regionali del 2027. Il vertice di ieri pomeriggio al Centro Pio La Torre, ai Cantieri culturali della Zisa, ha riportato attorno allo stesso tavolo le principali forze del cosiddetto campo largo, ma ha anche confermato quanto il percorso verso una candidatura unitaria sia tutt’altro che definito.
Per oltre due ore i rappresentanti delle diverse formazioni hanno discusso di programma, alleanze e metodo per individuare il candidato o la candidata alla presidenza della Regione. Un confronto descritto nel comunicato finale come «franco e a volte vivace», dal quale è comunque arrivata la conferma della volontà di proseguire il percorso unitario.
Al tavolo erano presenti, tra gli altri, il segretario regionale del Pd Anthony Barbagallo, il coordinatore regionale del Movimento 5 Stelle Nuccio Di Paola, Ismaele La Vardera per Controcorrente, Pierpaolo Montalto e Fabio Giambrone per Avs, Davide Faraone per Italia Viva, Palmira Mancuso per +Europa, Giuseppe Bruno per +Uno, Carmelo Miceli per Progetto Civico Italia, Nino Oddo per il Psi e Pippo Zappulla per Sinistra Futura.
Prima il programma, poi il candidato
La linea uscita dalla riunione è quella di procedere per tappe. Prima la costruzione di un programma comune, poi la scelta della candidatura alla presidenza.
L’obiettivo indicato dai partiti è arrivare già nel mese di ottobre a una sintesi programmatica da sottoporre ai siciliani. Il documento dovrebbe essere concentrato su pochi punti, considerati prioritari, e costruito anche attraverso il contributo di associazioni, parti sociali, studenti, categorie produttive e realtà territoriali.
Sul candidato presidente, invece, il confronto resta aperto. Una delle questioni ancora da definire riguarda proprio il metodo: accordo tra i partiti oppure primarie. Il tema era già emerso nei precedenti incontri e continua a dividere le diverse componenti della coalizione.
Secondo quanto riferito da ilSicilia, la discussione potrebbe arrivare a una definizione tra la fine di ottobre e la prima metà di novembre. La tempistica, dunque, lascia ancora spazio al confronto interno e alle possibili evoluzioni del quadro politico.
L’elefante nella stanza si chiama Cateno De Luca
Ma il tema che più di ogni altro ha pesato sul vertice è stato quello di Cateno De Luca.
Il leader di Sud chiama Nord era stato invitato al confronto, ma non ha partecipato per un precedente impegno. La sua eventuale collocazione nella coalizione rimane uno dei principali elementi di discussione.
Italia Viva, attraverso Davide Faraone, ha mantenuto un atteggiamento favorevole al dialogo con De Luca. Posizioni molto più fredde sono invece emerse da Avs e Controcorrente. Il Pd si trova così a svolgere un ruolo di mediazione all’interno di un fronte che, sul perimetro dell’alleanza, non ha ancora trovato una posizione condivisa.
La questione è diventata ancora più delicata dopo il selfie pubblicato da Gaetano Galvagno che ritrae il presidente dell’Ars insieme a Renato Schifani e allo stesso De Luca. L’immagine ha alimentato le indiscrezioni su un possibile riavvicinamento tra il leader di Sud chiama Nord e il centrodestra, anche se le ricostruzioni giornalistiche sottolineano che non esiste, allo stato, un accordo elettorale formalizzato.
De Luca, dal canto suo, continua a rivendicare una posizione autonoma. Nei mesi scorsi aveva sostenuto che sia il centrodestra sia il centrosinistra avrebbero dovuto confrontarsi con Sud chiama Nord prima di definire il quadro delle alleanze.
Le assenze alla festa di Italia Viva
Il tema delle alleanze si è riproposto anche poche ore dopo, sempre ai Cantieri della Zisa, durante l’iniziativa organizzata da Italia Viva-Casa Riformista.
Sul palco dell’appuntamento dedicato al futuro del governo regionale erano previsti diversi esponenti del centrosinistra, ma non tutti hanno partecipato. Il Movimento 5 Stelle era assente per un impegno già programmato di Nuccio Di Paola, mentre Avs, Controcorrente e Progetto Civico Italia hanno scelto di non partecipare.
Un’assenza che ha reso visibili le differenze emerse poche ore prima al tavolo politico. Davide Faraone ha parlato apertamente di un incontro del campo progressista che «non è andato benissimo», mentre dagli altri partiti sono arrivate spiegazioni legate soprattutto alla diversa valutazione sull’opportunità di proseguire il confronto sul palco di Italia Viva dopo la discussione del pomeriggio.
Una coalizione ancora da costruire
Il vertice della Zisa, dunque, non ha prodotto il nome del candidato alla presidenza e non ha chiuso la questione delle primarie. Ha però fissato una sequenza di lavoro: programma, confronto con la società siciliana e, successivamente, scelta del candidato.
Il punto politico è ora trasformare una somma di partiti e movimenti in una proposta elettorale riconoscibile. Il centrosinistra ha deciso di accelerare sulla piattaforma programmatica, ma dovrà contemporaneamente affrontare il problema del perimetro della coalizione.
E proprio il caso De Luca rischia di essere uno dei passaggi decisivi. Da una parte c’è chi considera necessario allargare il fronte a tutte le forze disponibili a costruire un’alternativa al governo regionale; dall’altra chi ritiene che l’identità della coalizione debba essere definita senza ambiguità rispetto al confine tra destra e sinistra. Nel documento finale del vertice, infatti, viene esplicitato che nella coalizione non ci sarà spazio per chi non vede distinzioni tra i due schieramenti.
La partita delle Regionali, insomma, è ufficialmente entrata nella fase della costruzione delle coalizioni. E Palermo, ieri, ne ha mostrato tutte le potenzialità ma anche tutte le contraddizioni.















