Il 2026 è stato un anno di grave crisi per le marinerie siciliane, iniziato con i danni prodotti dal ciclone Harry, i prezzi schizzati alle stelle del gasolio per la crisi del Golfo e proseguito con il recente periodo di fermo obbligatorio delle attività di pesca. Messina, lei che segue da oltre trent’anni il settore, che idea si è fatto. Il settore si salverà?
La ringrazio per la descrizione del quadro di riferimento in cui ha operato il settore della pesca. Comincio col precisare la domanda è già un’analisi delle criticità, seppur in pillole, del drammatico 2026 per le marinerie siciliane e merita più di una risposta.
Iniziamo col dire che nei giorni 19 e 20 gennaio si è scatenata la natura con il ciclone Harry che ha distrutto ogni cosa, danneggiando porti, scafi, attrezzature e costringendo il settore a fermarsi. Avverse condizioni metereologiche proseguire nelle settimane successive fino a fine aprile. Si è dovuti attendere maggio per riprendere a pescare con una certa assiduità. Praticamente, nei primi quattro mesi dell’anno si è pescato davvero poco. Durante questa complicata fase governata dai cambiamenti climatici, è entrata a gamba tesa la crisi internazionale dello Stretto di Hormuz. Proprio il 28 febbraio 2026 ha inizio l’escalation militare con attacchi statunitensi e israeliani contro l’Iran che reagisce bloccando il transito delle navi commerciali nello Stretto di Hormuz in risposta ai raid. Situazione che non è mutata fino ai nostri giorni, con il blocco permanente che ha impedito il passaggio di decine di milioni di barili e enormi quantità di GNL, spingendo i Paesi del Golfo a sperimentare rotte alternative e operazioni di travaso (ship-to-ship) al di fuori dell’area critica. La conseguenza immediata è stata l’innalzamento dei costi energetici a livelli mai registrati prima.
Se si pensa che circa il 10% del petrolio grezzo importato dall’Italia passa attraverso lo Stretto di Hormuz, pari a circa 39,8 milioni di barili su un totale di 423 milioni importato, è facile comprendere la ragione del raddoppio del costo di un litro di gasolio per le imbarcazioni da pesca, che ha messo in ginocchio il settore.
A questo aggiungiamo il periodo di fermo obbligatori di pesca. In estrema sintesi, il 2026 passerà alla storia come l’anno del fallimento del settore della pesca e con esso la sicurezza alimentare italiana. Si, perché la filiera della pesca italiana è la più controllata dell’Unione europea e dà certezze di salubrità e qualità di prodotto e processo alla massaia italiana.
Messina, oltre ad essere un attento studioso del settore ed autore di diverse pubblicazioni, è anche sindacalista dalla Confial e dirigente nazionale, cos’ha fatto in questi mesi per sostenere le ragioni dei pescatori siciliani?
Visto l’andazzo dei primi mesi dell’anno e la risposta debole della politica siciliana rispetto all’emergenza causata dal cambiamento climatico ed alla crisi del Golfo, Confial ha promosso una audizione in Commissione attività produttive dell’Assemblea regionale siciliana. Grazie al sostegno del deputato Santo Primavera del Mpa, che ha raccolto il grido d’allarme del sindacato, il 15 aprile 2026 si è tenuta l’audizione in Terza Commissione alla presenza di tutte le associazioni datoriali di settore presenti per chiedere maggiori risorse, l’introduzione di una misura strutturale, una sorta di cassa integrazione in sostituzione della Cisoa ancora ferma al palo a Roma, per garantire un reddito ai pescatori nel periodo di inattività non dovuta a volontà del datore di lavoro ed un intervento immediato per calmierare il prezzo del gasolio, nel frattempo salito ad oltre 1,30 euro il litro, spesa insostenibile sia per la pesca artigianale che per quella d’altura.
Una interlocuzione che è andata avanti sino al 21 luglio scorso, data in cu si è consumata un’altra audizione in Commissione attività produttive del parlamento siciliano e dove il parlamentare Primavera, sostenendo le ragioni del sindacato Confial e di tutte le associazioni datoriali del settore, ha denunciato lo stato di emergenza in cui versavano e versano a tutt’oggi circa 5 mila pescatori e oltre 2 mila imprese del settore ittico, avanzando al governo la richesta di uno stanziamento di 28 milioni di euro per ristorare marittimi e armatori.
Confial non ha mia smesso di tenere accesi i riflettori sulla gravissima crisi del settore ittico, facendosi promotore di incontri con deputati e operatori del settore e denunciando l’insostenibilità della crisi congiunturale e strutturale che ha strozzato l’attività economica della pesca in occasione dell’incontro a Palermo con l’assessore regionale per la pesca Luca Sammartino dello scorso 5 ottobre.
Nei giorni scorsi il parlamento siciliano ha approvato, tra mille polemiche, una manovra correttiva di bilancio, non è andata male alla pesca?
Sei si riferisce ai 17 milioni di euro approvati, posso soltanto dire che è un primo passo molto tardivo perché arriva a ottobre inoltrato, quando la crisi è iniziata a gennaio. Ciò significa che la produttività del settore nel 2026 è vicina allo zero, il calo del fatturato è stato vicino al 50 per cento e cosa più grave i pescatori e le loro famiglie sono rimaste all’asciutto, senza sul paracadute, uno strumento assistenziale di sostegno economico, come previsto in qualsiasi altro settore economico. Le risorse non sono sufficienti, non può la politica siciliana liquidare il marittimo con 700 euro nella migliore delle ipotesi, cioè se ottiene un ristoro per complessivi 24 giorni di mancata pesca. Il mancato reddito nei 10 mesi del 2026 certamente non è di miseri 700 euro. E’ davvero vergognoso pensare che questa cifra possa ristorare un lavoratore costretto a restare a braccia incrociate per il cambiamento climatico, il caro gasolio e gli insostenibili vincoli dell’Unione europea che hanno massacrato il settore della pesca nel Canale di Sicilia.
Messina, il suo è un tono polemico di chi non si accontenta, perché?
Come già detto, agli armatori e pescatori queste misere briciole avrebbero dovuto arrivare nelle loro tasche già prima della fine del primo semestre. Ed invece, non si sa se questi miseri 700 euro potranno incassarli per Natale. Di cosa stiamo parlando? Le risorse stanziate avrebbero dovuto coprire i primi sei mesi di mancato reddito e stanziare nuove risorse in sede di manovra correttiva ad ottobre. Questo non è accaduto, chi inneggia alla vittoria o si dichiara soddisfatto ha fatto male i conti perché alla ripresa dell’attività, dopo l’abbuffata di fine anno, i problemi torneranno a galla e l’emergenza si sentirà ancora di più sulle tasche di armatori e pescatori.
Confial ha una ricetta?
Non esiste una ricetta ma rispetto per marittimi e armatori e senso pratico nell’affrontare le criticità. Serve una misura strutturale che sostenga il reddito dei pescatori nei casi di interruzione dell’attività di pesca per cause naturali o straordinarie. Misure di contribuzione ordinaria in favore delle imprese di pesca per gli effetti devastanti dei cambiamenti climatici. La modifica a Roma in Conferenza Stato – Regioni del coefficiente k, parametro finanziario utilizzato per il calcolo degli indennizzi alle imprese di pesca. Introdurre una misura straordinaria di sospensione dei pagamenti e delle rateizzazioni per un anno collegata all’emergenza economica dovuta al caro-gasolio. Il cambio di rotta a Bruxelles sulla Politica Comune della Pesca con la sospensione delle nursery, delle GSA, l’aumento delle giornate di pesca, la sospensione dei limiti alla cattura di alcune specie ittiche pregiate fino a quando non sarà introdotta una regola comune fra tutte le marinerie che operano nel Mediterraneo. Rilancio del settore con nuove costruzioni e miglioramento degli standard di sicurezza e confort a bordo delle imbarcazioni da pesca e a garanzia di un reddito appetibile per le giovani generazioni.
















