In una domenica mattina, con lo scirocco che imperversa sulla spiaggia, il mare agitato, seduti al tavolino del lido un po spaesati, annoiati forse, ma rilassati tra il rumore delle onde spumeggianti e la salsedine portata in aria dal vento, un amico, buongustaio, mi ha chiesto: come potrei fare un primo con il tonno fresco che non sia la solita ricetta (olive, pomodorini, melanzane fritte ecc… che comunque, a mio avviso, resta un must della cucina!)? Qualcosa di sfizioso, fresco ma semplice allo stesso tempo, qualcosa in grado di esaltare il palato ma coccolare e rincuorare?
Qualcosa fresca come l’aria di pace che giunge, carica di speranza e sogni, dalla Striscia di Gaza, cui stentiamo ancora a credere ma respiriamo anche solo dalle immagini che mostrano i volti degli ostaggi liberati o dal sapore che trasuda da qualche cittadino Gazawo che trova, dopo due anni, la propria casa, miracolosamente, integra fra macerie e devastazione.
Provo ad immaginare, soltanto immaginare, quello che per fortuna non possiamo nemmeno capire; provo ad immaginare come in bocca possano esprimersi turbini di sentimenti così decisi, forti e contrastanti ed allo stesso tempo donare quella sensazione di freschezza che viene dal silenzio delle bombe che non piovono più dal cielo.
Preparo una tartare di tonno fresco, finemente tritata al coltello, condita con olio di quello buono, sale e pepe, una manciata di timo fresco e della scorzetta di limone, lasciandola riposare ed insaporirsi.
Taglio dei pomodorini gialli e rossi a metà, li condisco con olio, sale, zucchero, pepe nero, origano e li metto in forno, li faremo confit, semisecchi e bruciacchiati leggermente perché non vogliamo che rilascino “sugo” in questo primo piatto, con il loro sapore un po “arrogante” ma che piace proprio quanto l’aria compiaciuta del Presidente Trump cui, oggettivamente, si deve la storica foto di Sharm el-Sheik.
Nel frattempo l’acqua sta già bollendo sul fuoco, preparo un soffritto con olio, gambi di prezzemolo, aglio sano, qualche foglia di basilico e di menta (toglieremo tutto, poi!) ma anche un battuto di acciughe sott’olio e capperi di Pantelleria, un pizzico di peperoncino e sfumo con un bicchiere di vino bianco ed un mestolo di acqua di cottura, per preparare la padella ad accogliere la pasta, insomma tutto il contorno che in quella foto trionfa accanto a Trump ed i suoi.
Butto giù in pentola i paccheri, andranno per qualche minuto e poi finiranno la cottura in padella, dovranno rilasciare tutto il loro amido in una cremina saporita ed avvolgente. Saltano e si dondolano come le onde con il bagnasciuga della spiaggia di Gaza City, come la calda spiaggia di Tel Aviv dove quei ragazzi possono tornare dopo due anni di prigionia.
Un paio di minuti al termine, aggiungo i pomodorini confit, una manciata di mandorle tostate tritate (per dare un po di croccantezza – volevate il crunch? Noni, croccantezza si dice in italosiciliano!); fiamma spenta, una manciata di prezzemolo tritato, un po di scorzetta di limone ed un filo d’olio a crudo… riposa qualche secondo, si abbassa la temperatura, gli amidi si addensano un po e la freschezza delle erbette e del limone esplode. Compongo il piatto adagiando la tartare di tonno su ogni porzione e guarnendo con un paio di foglioline di menta fresca.
Immaginate i colori, i profumi ed i sapori di questo piatto. Siete in famiglia, con qualche amico, sorridete. Un calice di vino fresco, bianco, magari un grillo di Mozia di Tasca d’Almerita… aromatico, corposo, deciso a non farvi fermare al primo bicchiere. Alzate lo sguardo al cielo, stelle, tante, che non vedevate da tanto. Un po di silenzio, un po di speranza da quella terra martoriata troppo spesso utilizzata da tutti come bandiera e vessillo per i propri interessi! La Palestina ed Israele meritano la Pace, quella vera, quella che il mondo, tutto, può finalmente donare se solo lo volesse. Fresca e profumata, come questa pasta!



















