La Formazione professionale in Sicilia, continua a far parlare di se. Certamente non per visione oculata o strategia ingegnosa, ma per miopia e incapacità di pensare ad in futuro migliore. Due le questioni che tengono banco: Avviso 7/2023 seconda finestra e quarti anni dei percorsi Istruzione e Formazione professionale (IeFp). Dopo due potenti fallimenti, la seconda finestra dell’Avviso 7/2023 ha visto la luce con la pubblicazione di una graduatoria dei beneficiari dei finanziamenti, disoccupato in cerca di lavoro o di un beneficio economico, che ha lasciato tutti esterrefatti. Così facendo, il governo regionale si appresta a smantellare i livelli occupazionali puntando su enti di nuova “generazione tecnologica”. È ciò che emerge da un’attenta analisi di quanto accaduto con il sopracitato Avviso, che vale circa 60 milioni, ma per il quale le richieste avanzate dagli enti superano i 200 milioni. In mezzo, la platea di disoccupati e percettori potenziali del supporto formazione lavoro che viene erogato dall’Inps solo se si frequenta un corso di formazione professionale, la stragrande maggioranza dei quali rimasti al palo.
Nato con l’obiettivo della costituzione di un Catalogo regionale dell’offerta formativa e per la realizzazione di percorsi formativi di qualificazione mirati al rafforzamento dell’occupabilità in Sicilia, in grado di coniugare i fabbisogni formativi dei destinatari con le esigenze di competenze espresse dalle imprese e dall’economia regionale, l’Avviso 7 ha finito con l’alimentare non pochi dubbi e col prospettare nebulosi scenari.
La prima finestra dell’avviso in questione ha già garantito il finanziamento di circa 750 corsi assegnati a oltre 200 enti, rappresentando un importante strumento di attivazione delle politiche attive in Sicilia. La precedente procedura del cosiddetto “click day” ha garantito una distribuzione equa delle risorse su base provinciale e per area professionale, scongiurando concentrazioni in capo a pochi soggetti.
Molti operatori hanno inneggiato alla procedura a sportello valutata addirittura come un modello di sistema formativo aperto, meritocratico e inclusivo. Sorgono, però, molte perplessità che ci sembra opportuno rappresentare. Una per tutte: cliccare il più rapidamente possibile per prenotare per primi le risorse messe a bando attraverso il “click day”, di preciso, che cosa ha di meritocratico? A nostro parere, ben poco. Di contro, certamente, appare una modalità inclusiva! Perché questa volta, il “click day”, dopo due flop consecutivi, ha funzionato mostrando un dato che deve far riflettere: 70 enti su complessivi 197 risultano ammessi con un solo corso di formazione. Il meccanismo, quindi, da un lato ha garantito capillarità dell’accesso all’Avviso 7/2023 e, dall’altro, ha favorito chi ha adottato misure tecnologiche all’avanguardia per riuscire a sbaragliare la concorrenza di 197 enti di formazione accreditati per complessivi 589 progettazioni ammesse con riserva.
La domanda che ci poniamo è: che differenza passa tra un progetto formativo finanziato ad un ente che non ha dipendenti a proprio carico rispetto ad un altro progetto formativo, anch’esso meritevole, rimasto privo di finanziamento presentato da un ente di formazione che, invece, vanta personale a tempo indeterminato nella propria pianta organica? A nostro modesto avviso, c’è una corposa e sostanziale differenza! Ed allora, non può e non deve stupire se attenti osservatori valutano decisamente negativo il risultato dell’assegnazione delle risorse con la seconda finestra dell’Avviso 7/2023, se si guarda alla tenuta dei livelli occupazionali.
Non molti anni fa i sindacati di settore avrebbero issato le barricate per difendere gli operatori della formazione professionale da contesti anomali come quello delineato con la graduatoria venuta fuori dal “click day” sulla seconda finestra dell’Avviso 7/2023be con il rischio occupazionale. Oggi silenzio tombale, chissà perché! Le scuole di pensiero sono diverse, per carità! C’è chi sostiene che, finalmente, l’obiettivo di finanziare più enti possibili con un solo corso sia stato raggiunto, inneggiando al miracolo. Altri, però, sono di parere assolutamente contrario. In un comparto come quello della formazione professionale, dove operano da oltre un decennio, in nome e per conto della Regione Siciliana, decine di enti che hanno garantito livelli occupazionali e qualità nell’erogazione del servizio, non considerare tale curriculum quali-quantitativo ai fini dell’assegnazione di risorse pubbliche per l’erogazione della formazione professionale appare alquanto riduttivo e lascia dietro di sé una scia di perplessità e di inquietudine. Il messaggio politico, che sembra emergere con veemenza, è quello di un possibile intendimento di smantellare i livelli occupazionali di settore attraverso l’esclusione dai finanziamenti dell’Avviso 7/2023 – seconda finestra – degli enti formativi strutturati con personale qualificato e dipendente con rapporto di lavoro subordinato.
E’ il risultato deleterio per il settore che otterrebbe il governo regionale per assecondare certa politica. Un risultato penalizzante che fa seguito a quello dei quarti anni non finanziati, a due mesi dall’inizio dell’anno scolastico formativo. Si tratta del completamento del percorso triennale di qualifica che, attraverso il quarto anno, il minore aggiunge il diploma tecnico che gli apre la strada del quinto anno, la cosiddetta passarella, da completare in un istituto statale o parificato, l’avvio dell’attività artigiana in proprio oppure la partecipazione ai concorsi pubblici dove specificatamente viene richiesta la figura in possesso dell’EQF 4.
Senza dimenticare il colpo gobbo sferrato lo scorso 30 settembre con l’assegnazione di 100 milioni stanziati direttamente alle imprese, non agli enti formativi, per gestire la formazione professionale continua attraverso il Fondo Nuovo Competenze. Non ci è dubbio che, le scelte adottate, sia questa dell’Avviso 7/2023 che quella del mancato finanziamento dei quarti anni IeFp, o quella che concerne il Fondo Nuove Competenze, vanno chiaramente nella direzione politica di alimentare precariato nel settore. L’obiettivo appare quello di creare nuovi presupposti per ridurre la presenza di enti operanti con personale legato da rapporto di lavoro subordinato per spingere verso nuovi enti di piccolissime dimensioni privi di personale subordinato, accrescendo precarietà e incertezza, funzionali al controllo del consenso politico. Del resto, ci si avvicina al 2030, quando anche l’Albo regionale degli operatori della formazione professionale, istituito con l’ex articolo 14 della legge regionale n.24/1976, scomparirà, portando via con sé anche l’ultimo barlume di garanzia per tutti quei lavoratori che hanno sperato di diventare para-regionali e che, al contrario, sono stati massacrati dalle scelte politiche degli ultimi 20 anni, nel silenzio assordante di sindacati ed associazione datoriali. Quindi “mani libere tutti”, per una politica che ha deciso di gestire la formazione professionale come una mucca da latte, una sacca clientelare dalla quale attingere voti sicuri ad ogni tornata elettorale. Un settore “bancomat” da cui prelevare consenso elettorale.
Cambiare le cose con l’abolizione della legge regionale n.24/76 ed il passaggio della copertura finanziaria per l’attivazione dei corsi di formazione dal bilancio regionale al Fondo sociale europeo, ha permesso a certa politica di individuare nuove misure per riappropriarsi del sistema clientelare a proprio piacimento. Un affare da centinaia di milioni di euro da continuare a gestire come nel passato seppur con metodi nuovi e innovativi, da intelligenza artificiale, per intenderci. Eppure, un settore nevralgico in Sicilia per la costruzione di un modello culturale e lavorativo fatto di competenze in linea con le nuove esigenze del mercato del lavoro, resta ostaggio di certa politica malsana e autoreferenziale che, anziché contrastare la povertà educativa, la dispersione scolastica e riqualificare gli adulti al margine del mercato del lavoro, ha come unico obiettivo quello di alimentare un perverso sistema clientelare per poter tenere indisturbata sotto scacco un pezzo del futuro della nuove generazioni e tante, troppe, sacche di povertà, oramai prive di dignità.















