Scene già viste, riviste, straviste e di cui siamo già saturi: la squadra raccolta sotto la tribuna dei tifosi palermitani accorsi in massa a riempire lo stadio di Chiavari, per ‘accollarsi” fischi, impropèri e legittime accuse.
Una partita inguardabile contro una squadra tecnicamente modesta ma agonisticamente incline alla battaglia.
Lo avevamo urlato e ripetuto: “Che nessuno dia per scontate le vittorie per le 3 partite consecutive contro Juve Stabia, Virtus Entella e Carrarese” e invece, forse qualche problema legato all’approccio alla partita c’è stato.
Anzi… direi, parecchi problemi.
Così non ci sta bene!
Lo abbiamo detto fin quasi alla noia: “Perdere o pareggiare ci sta ma è fondamentale l’interpretazione della partita… La voglia di vincere… La forza impressa sulla gara”.
E di tutto ciò s’è visto ben poco.
Contro un’Entella tutta muscoli e agonismo ma con modesti valori tecnici in campo il Palermo ha giocato una partita che potremmo ormai tristemente definire “delle sue”.
E ci dispiace dover scrivere così perché quello che vorremmo con tutto il nostro cuore di tifosi sarebbe di tutt’altro tenore.
Questa squadra, partita sotto ai migliori auspici, è andata sempre più rallentando fino a fermarsi quasi del tutto e portarsi ad una media da retrocessione nelle ultime 5 partite.
Il che la dice lunga su quello che il Palermo sta facendo vedere in campo: il nulla cosmico.
E sono sempre di più le analogie con le gestioni precedenti: quella di Corini e quella di Dionisi.
Sono sempre più frequenti i rimpianti dei tifosi che hanno iniziato a cospargersi il capo di cenere per le critiche feroci nei confronti del Genio perché (forse) le colpe di quei risultati non furono tutte sue.
In realtà questo trend è il frutto di una serie di problemi legati ad una gestione insana nella costruzione di un organico.
Un DS esperto e capace come Osti ha, si, comprato tanti buoni giocatori ma probabilmente slegati dalla stessa logica.
Dopo 13 partite il Palermo si sta ritrovando con una difesa non completa, un difensore palesemente non gradito al tecnico (Veroli), un centrocampo che, di fatto, è quasi del tutto lo stesso delle ultime stagioni con Gomes, Segre, Blin, Ranocchia, Vasic ed il solo innesto di Palumbo e Giovane e un attacco praticamente uguale alla scorsa stagione gestito da Inzaghi in ormai dichiarata ostilità nei confronti di Matteo Brunori, giocatore che ha dato tantissimo alla causa del Palermo ma che sempre più spesso si vede messo ai margini di questo confuso progetto.
Pare evidente che in seno alle mura di questo gruppo s’inizino a vedere delle crepe, segni inequivocabili di una costruzione lacunosa e troppo eterogenea.
In tanti ci chiedono quali potrebbero essere le contromisure da prendere per arginare i problemi di questa squadra: troppo difficile da dire vivendola da cosi lontano però, a rigor di logica, una squadra funziona quando “gira” bene, quando regge, quando si toglie qualche soddisfazione, quando inizia a far suo il concetto della vittoria e della superiorità a livello di DNA e questo non è il caso del Palermo di oggi.
Vedete il Monza? Un pareggio e 6 vittorie consecutive nelle ultime 7 partite dopo una partenza al rallenty.
Sapete da quanti anni il Palermo non vince in serie B ben 6 partite di seguito? Dalla stagione 2013-14 sotto la guida di Beppe Iachini contro Varese, Avellino, Trapani, Reggina, Latina e Novara: undici, lunghissimi, anni.
Il Palermo non riesce a dare continuità ad una vittoria perché è carente di valori fondamentali nello sport quali l’interpretazione agonistica, la voglia, la convinzione, l’autostima, la consapevolezza.
A livello di uomini in organico manca un leader assoluto in mezzo al terreno di gioco, uno a cui puoi permetterti di affidare le chiavi della squadra e dormire sonni tranquilli… Un leader non autoproclamatosi tale ma riconosciuto dai compagni e dal mister.
Al Palermo manca notoriamente un regista, uno che sia capace di prendere il pallone, metterlo in cassaforte e riutilizzarlo quando necessario ed inventarsi idee, soluzioni, verticalizzazioni, assist, aperture.
Un giocatore capace di prendersi la responsabilità di calciare anche da fuori area e che sappia tirare i calci di punizione.
Al Palermo manca un vice-Bani che in sua assenza (vista la tendenza all’infortunio facile del giocatore) possa prenderne il posto e lasciare gli equilibri inalterati.
Manca un vice-Augello che consenta di rifiatare al terzino sinistro rosanero.
E mancano anche dei ricambi forti quanto i titolari in panchina; quando vuoi cambiare e guardi sconsolato le riserve ma il “materiale umano” che hai è molto limitato cosa fai? Cambi ugualmente per dare respiro a chi vuole uscire ma non arricchisci la squadra, bensì la privi di qualcosa.
Pensiamoci bene: qual’è stata l’unica costante in queste ultime 4 stagioni? Gli allenatori si sono susseguiti… idem molti giocatori… e allora? Matracìa? Non penso… Pasquale Castellana? Non credo… La società? Mi sa di si.
Se dobbiamo parlare di rendimento odierno direi tutti insufficienti eccetto il tanto vituperato Vasic che da 3 partite si sta finalmente facendo notare; anche Joronen che nel gol subìto ha giocato alla bella statuina, anche Bani che di solito rappresenta il punto più fermo della nostra retroguardia, anche Palumbo che ha fatto poco rispetto a quello che può fare e anche Pohjanpalo che ha segnato un gol di rapina ma ne ha sbagliati almeno un altro paio in maniera eccessivamente sufficiente che potevano rappresentare la svolta.
L’immagine di Pippo Inzaghi percepita al termine della gara ci racconta un uomo insolitamente rassegnato, raccolto in se stesso, le mani in tasca in una tipica postura di chi si sente solo con i suoi sentimenti, le sue sensazioni più intime, di chi vorrebbe starsene in silenzio a riflettere perché è consapevole che una soluzione immediata non è semplice e allora serve studiarsela bene a costo di scelte difficili, impopolari.
Di certo Inzaghi non è uno che perde a mani basse e se sta evitando di scatenare fulmini e saette è per un evidente linea societaria che è incline a lavarsi i panni in casa anche a costo di apparire assente nei momenti più cruciali, come questo.
Torniamo alla domanda di prima: cosa serve? Non immagino una soluzione immediata perché guardando l’organico del Palermo credo sia stato provato tutto: Ranocchia regista, Gomes regista, Blin regista, Palumbo regista, Brunori trequartista e punta, Le Douaron idem, Vasic ovunque, Segre dietro e poi avanti, Giovane jolly, Pierozzi laterale e centrale in difesa e poi Diakite prima centrale, poi laterale e poi nuovamente centrale. Insomma Inzaghi le sta provando tutte ma è possibile ed umano che ad un certo punto, proprio davanti a prestazioni come quella di ieri e come la precedente possa scattare la voglia di fare piazza pulita e, ahimè, una “repulisti” non può proprio essere fatta prima del prossimo mercato di Gennaio.
Le sensazioni non sono affatto buone: scollamento, malumore, scarsa predisposizione al sacrificio, bassa percezione delle disposizioni dell’allenatore… Il tutto può diventare pericoloso preambolo di un crollo ancor più verticale se qualcuno non si deciderà a prendere una posizione, anche impopolare, ma quantomeno netta e chiara.
Sabato prossimo alle 19,30 si giocherà al Barbera contro la Carrarese, squadra che non vince dal 5 partite e che nelle ultime quattro ha collezionato 2 sconfitte e 2 pareggi.
Non si tratta di certo di una squadra che vive un bel momento ma la sua natura è quella di una squadra da combattimento che staziona al centro della classifica del campionato di serie B e il cui obiettivo massimo è la salvezza anticipata.
Non sappiamo cosa si inventerà Inzaghi ma sappiamo che rientrerà Ranocchia e che potrebbero tornare anche uno tra Gyasi e Gomes o entrambi.
Le aspettative, oggi, sono calate di brutto e per quanto ci riguarda non ci sentiamo nelle condizioni e di un livello di entusiasmo tali da esser certi di una vittoria convincente.
Non ci resta che… piangere? No… non ci arrendiamo e se proprio dovremo piangere non smetteremo mai di aspettarci lacrime ma di gioia.



















