C’è un momento in cui una città smette di sentirsi davvero casa. Non succede all’improvviso, ma poco alla volta, quando episodi che dovrebbero indignare tutti diventano quasi “normali”. Sabato sera, poco prima delle 21, nel cuore di Mazara del Vallo, Villa Jolanda per la precisione, si è toccato un punto che non può e non deve passare sotto silenzio. Un ragazzo speciale, un ragazzo autistico, conosciuto da tanti in città, è stato prima accerchiato, poi deriso e derubato del portafogli e infine picchiato da un gruppo di ragazzi. Tutto questo in pieno centro.
Non è solo un fatto di cronaca. È qualcosa che riguarda tutti. Prima le prese in giro, le parole cattive, poi il branco che si chiude intorno. Infine la violenza, quella vera. Il ragazzo è stato soccorso e trasportato all’Ospedale Abele Ajello, dove ha ricevuto le cure necessarie. A rappresentare la vittima sarà l’Avv. Carmelo Prestifilippo, cui è stato dato mandato anche di costituirsi parte civile nel futuro procedimento penale. Contattato sul punto il nominato legale ha dichiarato di augurarsi un pronto intervento dell’autorità Giudiziaria competente al fine di giungere, nel più breve tempo possibile, all’individuazione degli autori di un così grave delitto, ancora più vigliacco in quanto posto in essere ai danni di un ragazzo con disabilità. Ma fermarsi ai responsabili non basta.
Quel ragazzo frequentava il centro Borgo Blu, una realtà importante per l’inclusione. Proprio da lì, insieme all’associazione Noi Oltre il Blu, è arrivata la decisione di costituirsi parte civile. Un segnale chiaro: non si può restare in silenzio. E infatti il problema è proprio questo silenzio. È quello delle strade sempre più vuote la sera. È quello dei ragazzi che preferiscono restare a casa o spostarsi nei paesi vicini per uscire tranquilli. È quello delle famiglie che hanno paura a mandare i figli a fare anche una semplice passeggiata per le vie del centro con gli amici.
Mazara sta cambiando, forse è già cambiata e non in meglio. E allora le domande diventano inevitabili: perché succede tutto questo? Perché si è arrivati a tanto? E soprattutto, cosa si sta facendo per fermarlo? Quella di sabato non è una bravata. È violenza. È bullismo nel suo volto peggiore, quello del branco che prende di mira chi è più fragile. E allora davvero non si può più far finta di niente. Serve una risposta forte. Delle istituzioni, certo. Ma anche della città, delle famiglie, di tutti. Perché quando a essere colpito è un ragazzo indifeso, non è solo lui a subire. È un pezzo di comunità che si rompe.
Roberto Rubino
(Foto di repertorio)















