È al centro di un’indagine della magistratura la morte di Giuseppe Ingargiola, 41 anni, deceduto dopo un accesso al pronto soccorso dell’ospedale “Abele Ajello” di Mazara del Vallo. La vicenda, ricostruita nei dettagli dal giornalista Roberto Marrone in un articolo pubblicato in esclusiva su La Repubblica, nasce dalla denuncia dei familiari, che parlano di un possibile caso di malasanità.
Ingargiola, sposato e padre di tre figli era un paziente oncologico in fase di recupero. Secondo il racconto della famiglia, tutto avrebbe avuto inizio nella notte tra il 14 e il 15 aprile, quando l’uomo sarebbe stato colpito da una violenta emorragia mentre si trovava in casa. Trasportato dal 118 al pronto soccorso di Mazara, sarebbe rimasto in osservazione per diverse ore, fino alla mattina, quando, secondo il racconto della famiglia, le sue condizioni sarebbero state stabilizzate grazie ad una importante trasfusione. Proprio per chiarire l’origine del sanguinamento, i familiari chiedono ulteriori accertamenti e viene disposto il trasferimento all’ospedale “Civico” di Palermo. Qui Giuseppe resta ricoverato da mercoledì a venerdì. In quei giorni, sempre secondo la ricostruzione fornita dai parenti, gli sarebbe stata indicata la necessità di eseguire una TAC per individuare la causa dell’emorragia, esame che tuttavia non sarebbe mai stato effettuato nonostante i ripetuti rinvii. Venerdì, in assenza apparente di sintomi, viene dimesso e rientra a casa.
Il giorno successivo, sabato 18 aprile, le condizioni sembrano inizialmente buone, ma nel pomeriggio il quadro clinico precipita: dopo un colpo di tosse, Giuseppe torna a vomitare sangue. Viene nuovamente soccorso e trasportato d’urgenza al pronto soccorso di Mazara. La famiglia riferisce di aver informato immediatamente i sanitari dei precedenti episodi e della mancata TAC, ricevendo rassicurazioni sugli accertamenti. Da quel momento, però, secondo i parenti, per ore non sarebbe arrivato alcun aggiornamento. L’uomo, inizialmente in area di emergenza, verrebbe trasferito in osservazione breve. Solo in serata, intorno alle 23, la famiglia viene contattata dai sanitari i quali riferiscono che le condizioni sarebbero improvvisamente peggiorate a causa di uno sversamento di sangue nei polmoni. Poco dopo, la notizia del decesso, attribuito a un arresto cardiaco. I familiari parlano anche di incertezze sugli accertamenti eseguiti perché alla richiesta di chiarimenti, sarebbe stato inizialmente riferito che la TAC era stata effettuata, circostanza successivamente smentita dagli stessi sanitari, che avrebbero ipotizzato un errore.
La moglie ha sporto denuncia ai Carabinieri. La Procura ha disposto il sequestro della salma e l’autopsia, passaggio ritenuto fondamentale per chiarire le cause della morte. Nel frattempo, il legale della famiglia, l’avv. Valeria Liuzzo del Foro di Messina, ha avviato le richieste per acquisire tutta la documentazione clinica, dai ricoveri di Palermo e Mazara fino alle carte dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, dove Ingargiola era in cura per un tumore alla mandibola.
La vicenda ha suscitato forte emozione nella comunità. Sui social, l’amico Salvatore Giacalone di concordo con la famiglia ha affidato a un lungo post la richiesta di “verità e giustizia”, esprimendo rabbia e dolore per una morte che, al momento, resta tutta da chiarire.
Nel frattempo la direzione sanitaria dell’Asp Trapani , con il Risk manager comunicano che hanno immediatamente attivato il percorso di verifica per accertare i fatti, limitatamente a quanto riguarda gli eventi accaduti al Pronto Soccorso dell’ospedale di Mazara del Vallo.
Roberto Marrone















