Il “Sistema” in Sicilia non è fatto solo di donne e uomini, di burocrati, funzionari, politici ed imprenditori. Il “Sistema”, in Sicilia, è un modo di fare, un modo di pensare e di agire. Un modello fatto di interessi ed ambizioni personali, di equilibri e miopia, di mancanza di coraggio e determinazione nell’affrontare le questioni che da decenni ci frenano, ci tengono legati al suolo senza riuscire mai a far spiccare il volo a questa regione meravigliosa dalle mille potenzialità.
Certo, la politica ne è una componente fondamentale, allo stesso tempo causa e conseguenza di una mediocrità e mancanza di visione che vediamo, legislatura dopo legislatura, regredire, coltivare orticelli sempre più piccoli e scarni, tutelare interessi di sempre meno gente, gestire un “potere” che sempre meno è capace di essere potente davvero.
La Sicilia, da sempre laboratorio politico antesignano di cambiamenti e nuovi assetti nazionali, sembra sempre più ingessata e merce di scambio per “interessi superiori”, intendendo con questo interessi romani o ancor più in alto, mentre gli “interessi” dei siciliani sembrano essere dimenticati.
C’è un centro destra, che oggettivamente governa la Regione da tanto, troppo tempo, che litiga non certo per “battaglie di livello” ma per piccole tutele e posizioni. Un governo regionale tenuto in piedi dal buon ottantenne Schifani che da tre anni ormai deve barcamenarsi tra ricatti, mancette e franchi tiratori, con la giacchetta che ormai è stracciata. Nessuna forza politica lo vorrebbe, eppure, “rischia” di essere ancora l’unica alternativa per tenere unita una coalizione in grado di sopravvivere, certo, di amministrare potere e consensi elettorali, è evidente, che non prova più nemmeno ad affrontarle le questioni. Un centro destra che “molla” Musumeci con tutto il suo diritto di ricandidarsi in cambio di un posto da ministro a Roma. Chissà, magari è su nuove poltrone e posizionamenti che si sta giocando la partita del prossimo governo siciliano!
C’è, pardon, NON c’è un centro sinistra; campo largo, allineato o controcorrente che sia, incapace, ancora oggi, di urlare ai Siciliani: CI SIAMO! Vogliamo governare! Vorremmo immaginare la Sicilia così, con una ricetta diversa (soprattutto diversa dall’antipasto “Crocetta” visto, per errore, qualche anno fa). Il PD, impegnato in una continua misura di equilibri interni, non riesce e forse non vuole guidare la “rivoluzione”; Il M5S dopo risultati enormi, sembra concentrato a ricercare la sopravvivenza del gruppo all’ARS, forse usando il “tavolo siciliano” per la partita Romana; Controcorrente, che certo è una bella iniziativa, sembra essere un ibrido tra grillini della prima ora, giornalisti d’inchiesta e piccoli “scateni”, di cui è figlio proprio La Vardera, grandi nella denuncia ma attenti al “posizionamento” politico di convenienza: o tutto mio, o vado da solo! Meglio perdere, sembrano dire!
E poi una galassia attorno ad un tavolo che salta ancor prima di discutere, di sigle, referenti, partiti e movimenti che, insieme, non fanno il 3%, ciascuno con la propria richiesta, con la propria necessità di un seggio, con la propria “partita romana” da mettere sul piatto (firme si, firme no, Renzi forse, il centro si ma non tutto, e così via).
Non litigano certo per chi vuole i termovalorizzatori e chi no! Per chi vorrebbe sistemare gli invasi al posto dei dissalatori. Per chi vorrebbe il Ponte prima dell’Autostrada Ragusa-Gela-Agrigento-Castelvetrano! Non litigano per una Sanità diversa, con proposte legittimamente valide ma diverse. No, i tavoli “saltano” perché si apre ad un movimento, si parla di un candidato diverso o si rifiuta una incoronazione, perché si è “nervosi” per la nuova legge elettorale nazionale, perché “ci conviene così”.
E di fronte questo tragicomico spettacolo ci chiediamo: ma se anche riuscissero a mettersi insieme, come dovrebbero governare, sempre se lo volessero davvero?
Ed infine c’è, di nuovo, (S)Cateno De Luca. Capace di riemergere dalle ceneri di una politica siciliana inconsistente dopo batoste e tradimenti (come ama definirle lui). Si dipinge (e probabilmente è vero) come “ago della bilancia”, ma di una bilancia che vorrebbe (e dovrebbe) scardinare per provare a dar vita a quel “Governo di Liberazione” che vorrebbe (e dovrebbe) liberare la Sicilia da quel “sistema”. Autonomista, civico e (addirittura) progressista. Discute con la destra, apre alla sinistra! Non andrà da solo (si spera, per lui!) ma sarebbero gli altri a dover “andare” con lui. Si decide in Sicilia, ma le “sedute spiritiche” sono (anche e) soprattutto a Roma!.Certo, di quel “sistema” De Luca non fa parte, così come non ne fanno parte di certo i M5S o Controcorrente o gli altri ventordici seduti a quel tavolo del “campo largo esplosivo”.
Forse, quel “sistema” lo si può smantellare alleandosi con esso o, almeno, con parte di esso, provando ad influenzarlo positivamente con una ventata di novità e mischiando le carte! Ma è davvero quello che si vuole, un sistema nuovo, un “campo nuovo” o sarà l’ennesimo entrare a farne parte?
Magari un “accordo” con il centro destra romano, magari con la Premier Meloni, potrebbe essere, questa volta, con la Sicilia al centro? In fondo, se FDI non può “conquistarla” dovendo cedere sempre a Forza Italia, a parte di Forza Italia, addirittura a Schifani, non potrebbe essere più “conveniente” farlo saltare quel sistema inconcludente e che da solo problemi? E chi meglio di (S)Cateno?
Cateno De Luca parla agli amministratori, ai sindaci, ai consiglieri comunali che sono l’avamposto di una politica che ha rimosso i cittadini dall’equazione, ed in effetti aggrega. Perché sembra uno spazio a disposizione, perché gli si riconoscono le doti di buon amministratore, perché, forse, ha quel pizzico di “follia” che serve davvero in questa Regione.
Le strategie, le riunioni notturne, le campagne acquisti, nel frattempo, continuano. Ma senza un’onda di entusiasmo sarà difficile spuntarla, per chiunque. Senza una nuova ondata di speranza, la partita sarà giocata al bilancino e quel “sistema”, ancora, proverà a sopravvivere sulle spalle di milioni di cittadini.
Giacomo D’Annibale















