In un contesto ad altissima fragilità del settore della pesca strozzato da criticità strutturali e congiunturali, dopo quattro anni di silenzi e dichiarazioni lasciate al senatore La Pietro, quale sottosegretario con delega alla pesca, il ministro Lollobrigida avoca a sé il ruolo e non disdegna continue affermazioni che rasentano i proclami con promesse risolutive per il mondo della pesca.
Non ultimo, la scoperta, dopo quattro anni di governo, che le imbarcazioni rottamate sono state quelle più nuove, contribuendo all’invecchiamento della flotta, che senza ricambio generazionale vola via verso un consistente ridimensionamento fino alla definitiva chiusura.
Ed allora, per porvi rimedio il governo ha stanziato 100 milioni nella legge finanziaria per garantire la sicurezza a bordo dei pescatori, ridurre l’impatto ambientale ed i consumi.
Affermazioni lodevoli sicuramente, ma dove sta il paradosso?
Intanto, cominciamo col dire che le risorse per l’ammodernamento ed efficientamento delle imbarcazioni da pesca sono già previste dal Piano nazionale Feampa nella programmazione 2021/2027 con il Bando Flotta. Per essere precisi, per l’Ammodernamento della flotta con 3 milioni impegnati e assegnati ed il cui codice intervento è 111302/ Flotta e per sostituzione motori o ammodernamento motore principale il codice intervento è 112103_Ener. Ed ancora, sono previsti interventi sulla piccola pesca costiera (PPC) con il Codice intervento 111102/PPC. La Regione Siciliana in merito agli interventi a sostegno della PPC ha stanziato ulteriori 4 milioni ai tre già disponibili per finanziare le 140 imprese della piccola pesca.
Ecco il paradosso, 100 milioni stanziati per finalità già raggiunte con le risorse comunitarie. Non sarebbe forse meglio utilizzare le stesse risorse per scorrere le graduatorie dell’arresto definitivo completando il progetto di demolire tutte le imbarcazioni vetuste e divenute insicure per la navigazione degli equipaggi?
E quindi, i 100 milioni a cosa servono? Si tratta di risorse, se utilizzate per l’ammodernamento, sottoposte al regime de minimis. Ed allora, Perché non scorrere il bando demolizioni?
Se ne Mediterraneo non c’è posto per tutti, si dia la possibilità a chi vuole andare via di demolire lasciando spazio a chi intende rimanere. Così facendo magari si potrebbe innestare un circolo virtuoso per coloro che avranno la forza ed il coraggio di restare e rilanciare il settore. Certamente con la politica dei paradossi non si arriva da nessuna parte ed i porti continueranno a restare semivuoti. Con buona pace degli importatori di prodotti ittici, gli unici che da trent’anni lucrano alle spalle di pescatori e consumatori, nel disinteresse generale di Bruxelles.
Giuseppe Messina













