Quanto accaduto nei giorni scorsi in Sicilia riguardo alla formazione professionale, ci riferiamo all’ importante Avviso pubblico dal valore di oltre 60 milioni di euro destinato ad adulti disoccupati con la finalità della qualificazione professionale allo scopo di una ricollocazione lavorativa degli stessi, pubblicato il 30 aprile ed immantinente ritirato, riaccende il dibattito sul ruolo dello Stato nell’economia e sulla riduzione dello spazio alla libera iniziativa privata. In un settore quanto mai ingessato da regole e autorizzazioni, appare oltremodo esagerata l’introduzione, da parte della Regione Siciliana, di ulteriori vincoli nella cosiddetta seconda finestra dell’Avviso pubblico n.7/2023 dal titolo: “Percorsi formativi di qualificazione per il rafforzamento dell’occupabilità in Sicilia”. Provvedimento caratterizzato da immensa incongruenza, se pensiamo che l’Assessore regionale al ramo, Mimmo Turano, convocando le parti sociali, aveva profuso non poche rassicurazioni circa il mantenimento delle stesse regole della prima edizione del bando. Per cui, la sua decisione, non ha mancato di suscitare stupore.
Tre sono i passaggi del bando incriminato che sono oggetto di veementi contestazioni, ad iniziare dalla procedura a sportello per la prenotazione delle risorse finanziarie previste dall’Avviso fino ad esaurimento delle stesse.
Il click day non risponde ad una valutazione di merito e di qualità, ma soltanto alla logica della velocità. E, in un settore così delicato come quello della formazione professionale, deputato a profondere know-how, competenze spendibili in ambito lavorativo, un tale meccanismo di attribuzione delle risorse appare quanto mai singolare ed inappropriato. Non si tiene conto, in tal modo, dell’organizzazione della struttura e dell’esperienza del soggetto formativo proponente. E ad appesantire ancor più la procedura a sportello la limitazione introdotta di un delegato, oltre il legale rappresentante, autorizzato all’apposizione del click ai fini della prenotazione delle risorse per la riedizione dei percorsi formativi.
Da più parti è stato evidenziato il rischio che i piccoli enti formativi potrebbero trarre vantaggio da questo modo di procedere all’attribuzione dei fondi. In questa direzione critica si colloca anche la scelta dell’assessore Turano di introdurre un meccanismo di ampliamento delle risorse prenotabili col sistema del click day dagli enti di nuovo accreditamento. Come a voler sottolineare con precisione la direzione che le risorse poste a bando dovranno seguire. Almeno stando a quanto riferito da molti enti formativi che si ritengono danneggiati dall’indirizzo politico del governo regionale su questa partita.
La terza criticità è ascrivibile all’applicazione del contratto collettivo nazionale di lavoro che per l’Assessore Turano è soltanto uno: quello siglato da Cgil, Cisl e Uil. C’è un passaggio che rasenta l’illegittimità. Di seguito riportiamo, per maggiore chiarezza, il passaggio contenuto nell’Avviso 7/23 ritirato: “Rimane fermo il principio del favor lavoratoris, le condizioni in melius e i trattamenti non inferiori previsti da altri contratti collettivi rispetto a quelli dei Ccnl stipulato dalle associazioni comparativamente più rappresentative sul piano nazionale considerato quale termine di paragone”.
Eppure, l’articolo 39 della Costituzione italiana sancisce che: “L’organizzazione sindacale è libera”. Questo significa che ogni lavoratore ha la libertà di aderire o meno a un sindacato, senza che questo possa comportare discriminazioni o pregiudizi. La Costituzione tutela anche la libertà di costituire nuovi sindacati. Evidentemente, per l’Assessore Turano, in Sicilia, il sopracitato principio costituzionale può essere compresso, con precise indicazioni su quale tipologia di contratto collettivo applicare ai fini della partecipazione all’Avviso pubblico n.7/2023. Ciò che fa più specie è che nella prima finestra dell’Avviso 7 delle tre suindicate criticità non si faceva cenno.
Che cosa è successo nel frattempo? Perché l’Assessore Turano ha ritenuto di dover introdurre clausole ulteriormente restrittive della libera iniziativa privata, del rispetto della libera concorrenza d’impresa e della libertà del lavoratore di scegliere il contratto collettivo di lavoro a cui aderire, rischiando di bloccare la spesa pubblica? Misteri che infittiscono la vicenda che presenta molti lati oscuri al limite della liceità con possibili risvolti giudiziari. Voci insistenti affermano che il Bando possa essere finito sotto la lente d’ingrandimento del controllo politico. Forse per porre riparo prima che fosse tardi?
















