La mozione si apre richiamando le “numerose iniziative della magistratura che coinvolgono esponenti della maggioranza” e le scelte del governo regionale in materia di sanità e dirigenza amministrativa.
I gruppi proponenti dispongono complessivamente di 23 voti, ben lontani dai 36 necessari per far passare l’atto: per raggiungere il quorum, sarebbero indispensabili 13 voti trasversali.
Secondo l’opposizione, Schifani non avrebbe fornito all’Ars “comunicazioni tempestive sui fatti oggetto d’indagine e sulle conseguenze per l’azione di governo”. I deputati ricordano inoltre che numerosi provvedimenti dell’esecutivo sono stati bocciati in Aula, segno — a loro dire — di una frattura profonda dentro la stessa maggioranza.
Il testo rimprovera al presidente di aver coltivato relazioni politiche privilegiate con alcune componenti della coalizione, in particolare con Democrazia cristiana e Lega. A conferma di ciò viene citato il rientro in giunta dell’assessore leghista Luca Sammartino, reintegrato dopo la sospensione cautelare decisa dalla magistratura.
Sotto accusa anche la mancata realizzazione di alcune riforme e la gestione dell’assessorato al Turismo, vicende che — secondo l’opposizione — hanno ulteriormente compromesso l’immagine dell’esecutivo.
Le forze di minoranza sostengono che le indagini abbiano fatto emergere episodi corruttivi soprattutto nel settore sanitario, coinvolgendo funzionari che in alcuni casi avrebbero anche ammesso le condotte contestate. Un ulteriore riferimento è dedicato all’inchiesta che ha interessato l’ex presidente Totò Cuffaro e altre persone vicine alla Dc. In questo quadro, si sottolinea come la revoca degli assessori espressi dalla Democrazia cristiana — pur non risultando indagati — non sia stata accompagnata da alcuna verifica sui dirigenti nominati dallo stesso partito nella sanità e negli enti collegati, generando “una evidente disparità di trattamento e una mancanza di coerenza nell’azione del governo”.
(Foto ANSA)















