Un’interrogazione urgente per chiarire il ruolo operativo dell’aeroporto di Trapani-Birgi nello scenario internazionale attuale. È l’iniziativa presentata all’Assemblea regionale siciliana dalla deputata trapanese del Movimento 5 Stelle, Cristina Ciminnisi, che chiede al Governo regionale di fare piena luce sulle attività in corso e sulle garanzie per la piena operatività civile dello scalo.
Al centro dell’atto parlamentare vi è il futuro dell’aeroporto Aeroporto di Trapani-Birgi, conosciuto anche come scalo civile Aeroporto Vincenzo Florio, infrastruttura strategica per l’economia della Sicilia occidentale. La richiesta di chiarimenti arriva in un momento di crescente tensione internazionale, con particolare attenzione al Mediterraneo e al ruolo delle basi militari presenti nell’Isola.
Secondo Ciminnisi, il silenzio istituzionale che ha accompagnato nei mesi scorsi la scelta di Trapani-Birgi come polo internazionale di addestramento per piloti F-35 impone oggi un’assunzione di responsabilità politica. L’interrogazione mira a conoscere quale sia l’effettivo livello di coinvolgimento operativo della base nello scenario di crisi in corso e quali valutazioni siano state effettuate in merito alla sicurezza della popolazione.
La deputata sottolinea come Trapani-Birgi sia, prima ancora che uno scalo civile, una base militare NATO, sede del 37° Stormo dell’Aeronautica Militare, già impiegata in passato in operazioni legate alle crisi nel Nord Africa. In questo contesto, l’annunciata istituzione di una scuola internazionale di addestramento per piloti F-35 a guida statunitense accresce ulteriormente l’attenzione sul territorio.
Nel documento si fa riferimento anche al quadro più ampio delle installazioni militari presenti in Sicilia, tra cui la base di Naval Air Station Sigonella e il sistema MUOS di Niscemi, considerate infrastrutture strategiche nello scacchiere mediterraneo.
Uno dei nodi principali riguarda la tutela dell’attività civile dello scalo trapanese, che punta a raggiungere 1,5 milioni di passeggeri entro il 2026. La parlamentare chiede di sapere se l’eventuale incremento delle operazioni militari possa incidere sugli slot aeroportuali e sui corridoi di volo destinati al traffico civile, con possibili ripercussioni economiche per il territorio.
L’interrogazione sollecita dunque il Governo regionale ad avviare un’interlocuzione urgente con il Ministero della Difesa, affinché vengano fornite risposte ufficiali e vincolanti sul quadro delle attività in corso e sulle garanzie per la sicurezza e lo sviluppo dell’area.
«Quando l’aeroporto di Trapani-Birgi, qualche mese fa, è stato scelto come polo mondiale di addestramento per piloti F-35, il Governo siciliano è rimasto in silenzio assoluto. Oggi, con l’aumento delle tensioni in Medio Oriente e l’attivismo delle basi siciliane, non possiamo più accettare alcun silenzio.
Trapani-Birgi, prima ancora che uno scalo civile, è un aeroporto militare. Non americano, ma una base NATO che può essere attivata e diventare operativa in scenari di crisi nel Mediterraneo, ogni volta che aumenta il traffico militare o si innalza lo stato di allerta nazionale.
Chi ci garantisce che Trapani-Birgi non possa essere coinvolta o attivata in operazioni militari? E soprattutto, chi garantisce che l’incremento delle attività belliche e addestrative non comprometta gli slot orari e i corridoi di volo necessari al traffico civile?
La Sicilia è terra di pace. Non siamo disposti a diventare l’avamposto militare di un’ennesima guerra. E non siamo disposti a un nuovo silenzio. I cittadini e gli operatori economici hanno diritto a sapere quali attività siano in corso e quali rischi comportino per il nostro territorio».
















