Una visita intensa, carica di raccoglimento e significato simbolico, quella compiuta da papa Leone a Lampedusa, tra i luoghi che raccontano il dramma delle migrazioni nel Mediterraneo.
Il Pontefice ha iniziato il suo percorso dal cimitero di Cala Pisana, dove riposano molti migranti morti durante le traversate in mare. Tra le tombe anonime, contrassegnate da croci realizzate con il legno recuperato dai barconi naufragati, il Papa ha sostato in silenzio per un momento di preghiera e commemorazione.
Successivamente si è recato alla Porta d’Europa, il monumento affacciato sul mare che rappresenta uno dei simboli più forti dell’accoglienza e delle speranze di chi raggiunge l’isola. Qui ha incontrato per alcuni istanti una famiglia di migranti, prima di attraversare lentamente la grande struttura in ferro e ceramica. Un gesto dal forte valore simbolico, accompagnato dallo sguardo rivolto verso il Mediterraneo.
Il Papa si è poi avvicinato alla scogliera, rimanendo a lungo in contemplazione del mare agitato dal vento, mentre in lontananza era visibile una nave militare. Un momento silenzioso che ha richiamato il tema del Mediterraneo non soltanto come luogo di tragedie, ma anche come spazio di incontro e speranza tra i popoli.
La visita è proseguita al Molo Favarolo, dove il Pontefice ha benedetto la nuova targa dedicata a papa Francesco. Da oggi il luogo porterà ufficialmente il nome di “Molo Francesco”, in memoria dell’attenzione che il predecessore ha sempre dedicato al tema dei migranti e dell’accoglienza.
Infine papa Leone ha incontrato un gruppo di quindici migranti provenienti dall’hotspot dell’isola, gestito dalla Croce Rossa. Il Pontefice ha salutato ciascuno personalmente, soffermandosi a stringere loro la mano in un clima di semplicità e vicinanza umana.
(foto ANSA)















