«Nella sanità non possono esserci discriminazioni, ecco perché ai giovani mi sento di rappresentare la sanità con una parola che, più delle altre, è significativa: uguaglianza». Lo ha detto ieri sera in Cattedrale a Mazara del Vallo l’onorevole Rosy Bindi, già ministro della sanità dal 1996 al 2000, che ha presentato il suo libro “Una sanità uguale per tutti”. L’incontro è stato organizzato dal parroco don Edoardo Bonacasa per la rassegna “In Cattedrale per leggere”. Rosy Bindi è stata intervistata da Giorgio Tranchida, ricercatore Cnr e marito di Maria Cristina Gallo, la professoressa che denunciò il ritardo nella consegna degli esami istologici da parte dell’Asp Trapani, poi deceduta nell’ottobre 2025. «Se guardiamo al Paese oggi abbiamo una sanità a due velocità – ha detto la Bindi – ma anche un sistema che conserva tutte le potenzialità che, forse, non sperimentiamo quotidianamente, ma che, nei grandi numeri, nonostante tutti i problemi, il sottofinanziamento e le disuguaglianze, continua a mantenere la popolazione italiana in uno stato di salute tra i migliori al mondo.
Questo dimostra che, grazie ai nostri Costituenti e a chi ha dato attuazione all’articolo 32 della Costituzione, il sistema sanitario universalistico resta il migliore, anche quando presenta tanti problemi». «Quando la malattia arriva è democratica», ha detto Giorgio Tranchida, testimone diretto di quanto vissuto dalla moglie Maria Cristina Gallo nel sistema pubblico sanitario. «La salute non ha prezzo, mentre la sanità ha un costo – ha detto Rosy Bindi – e al nostro sistema sanitario ognuno può usufruire del servizio secondo il proprio bisogno e non in base a quanto ha pagato. Il nostro sistema pubblico guadagna sulla salute dei cittadini, invece, purtroppo, in questi anni, siamo andati progressivamente verso un processo di privatizzazione e ci scontriamo oggi con una realtà che è inutile negare: il privato guadagna sulla malattia». E la Bindi ha aggiunto: «Progressivamente in Italia siamo diventati un sistema basato sulle prestazioni e non è detto che il consumismo sanitario ci garantisca più salute. Anzi, rischia di diventare un modo per sprecare denaro, facendo guadagnare magari chi specula proprio sulla nostra malattia, senza offrirci quella salute che il sistema dovrebbe, invece, assicurare e garantire».














