Non c’è pace per il martoriato settore della pesca professionale, uno degli ultimi produttivi rimasti nell’economia siciliana. La notizia di poche ore fa è la pubblicazione del decreto direttoriale n. 493110, con il quale il Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste ha individuato 1937 le imprese della pesca beneficiarie del credito di imposta del 20 per cento sull’acquisto di gasolio e benzina nel periodo marzo/maggio 2026.
Sulla pagina social il ministro Lollobrigida ha sbandierato ai quattro venti il risultato raggiunto dal governo per sostenere il settore della pesca. Ha anche precisato che è stato un successo l’aver ottenuto da Bruxelles l’autorizzazione a far spendere alle regioni i fondi Feampa per il sostegno ai costi fuori controlli di gasolio e benzina.
E di fatti, dei giorni scorsi la notizia che il governo della Regione Siciliana, dopo le facili promesse dei mesi scorsi, finalmente ha dato il via libera con un apposito avviso pubblico per i contributi alle imprese siciliane del settore della pesca e dell’acquacoltura colpite dal rincaro dei carburanti dovuto alla crisi in Medio Oriente, con una dotazione complessiva di 12,1 milioni di euro provenienti dal Fondo europeo per gli affari marittimi, la pesca e l’acquacoltura (Feampa 2021-2027) e 5 milioni di euro dal bilancio della Regione. Abbiamo già chiarito come lo stanziamento sia superiore a quello che effettivamente sarà erogato per i motivi descritti qui. Ciò sul quale ci soffermiamo questa volta è che l’intervento dell’esecutivo regionale indica il periodo da febbraio a dicembre 2026 e non è possibile accavallarsi due contributi per la stessa causale stanziati dal governo nazionale. E poi, i due governi sono accomunati dalla stessa sorte: entrambi hanno adottato una misura che non prevede alcun euro nelle tasche dei pescatori. Due misure che sostengono il maggior costo del carburante delle imprese di pesca e che non prevedono una quota da destinare al pescatore.
Eppure, qualche domanda avrebbero dovuta porsela il ministro Lollobrigida e l’assessore siciliano Sammartino, perché il settore è in emergenza da troppi mesi e fare lo struzzo non si addice a chi da politico rappresenta le istituzioni che hanno la responsabilità di trovare soluzioni generali per le comunità economiche di questo Paese. E’ il caso di ricordare ai troppi politici distratti che, alla fine dello scorso anno e fino a tutt’oggi il settore della pesca in Sicilia è travolto da una grave crisi a seguito del forzato arresto di tutta l’attività di filiera causato dalle persistenti condizioni meteomarine avverse e le continue mareggiate che dal mese di dicembre 2025 ha costretto le imbarcazioni del territorio costiero siciliano a prolungati periodi di fermo, determinando un significativo mancato reddito per le imprese di pesca e per i relativi equipaggi, non potendo svolgere regolarmente l’attività lavorativa.
A ciò si aggiungono le tensioni tra Iran, Stati Uniti e Israele che hanno prodotto conseguenze catastrofiche sull’economia mondiale. L’effetto più immediato dello scoppio della guerra è stato l’aumento dei prezzi di gas naturale e petrolio, conseguenza del blocco di Hormuz. Le quotazioni del gas europeo sono raddoppiate, arrivando a più di sessanta euro al megawattora, dai circa trenta di inizio anno.
Questa crisi della produzione e del commercio di materie prime energetiche ha spinto in alto anche il costo del carburante e delle bollette.
Tra i settori maggiormente colpiti in Italia vi è quello della pesca professionale che ha visto schizzare il costo al litro del gasolio a circa 1,5 euro.
E’ una grossa responsabilità individuare aiuti e ristori soltanto per i datori di lavoro e nulla per i lavoratori, il rischio è il caos sociale.
Giuseppe Messina















