La memoria di Lia Pipitone si trasforma in un impegno concreto per accompagnare le donne verso la libertà e l’autonomia. Nel giorno del 43° anniversario della sua uccisione, il Centro antiviolenza “Lia Pipitone” dell’Associazione Millecolori APS ETS ha aperto ieri le porte alla città con un Open Day dedicato alla memoria, all’incontro e alla conoscenza dei servizi che ogni giorno vengono offerti alle donne.
Un pomeriggio che ha unito il ricordo alla vita quotidiana del Centro, ospitato da 13 anni in un bene confiscato alla mafia, un tempo appartenuto a uno zio di Lia Pipitone. Un luogo restituito alla comunità e trasformato in uno spazio di ascolto, sostegno e costruzione di nuovi percorsi di autonomia.
«Oggi ricordare quello che è l’infausto percorso della vita di mamma in questo luogo ha una valenza aggiunta – ha detto Alessio Cordaro, figlio di Lia Pipitone, al quale nel corso dell’iniziativa è stata consegnata una targa da Millecolori –. Mi rende enormemente felice sapere che stiamo, con il suo ricordo, dando valenza ad un ponte e aiutare altre donne ad essere libere. Consapevoli però che, seppur sono felice che la società riconosca il nome di mamma in quanto simbolo di lotta contro il patriarcato mafioso, oggi le istituzioni e lo Stato non la riconoscono vittima innocente di mafia perché figlia del suo stesso carnefice, un boss, di colui che acconsentì alla sua uccisione».
Alla cerimonia era presente anche Gero Cordaro, padre di Alessio e compagno di Lia.
“Il Filo di Lia”, un’installazione che racconta l’accoglienza
Uno dei momenti centrali del pomeriggio è stata l’inaugurazione dell’installazione artistica permanente “Il Filo di Lia – Un percorso dalla violenza alla libertà”, realizzata negli ambienti del Centro. Le opere accompagnano i diversi spazi nei quali le donne vengono accolte e raccontano, attraverso immagini e simboli, il lavoro quotidiano delle operatrici. A collegarle è un filo rosso, che non rappresenta un percorso prestabilito, ma la circolarità delle esperienze e delle scelte delle donne.
«Questi quadri sono tutti uniti da un filo rosso che non vuole indicare un percorso che noi diamo alle donne, ma la circolarità del loro intervento e delle loro richieste – spiega Adriana Argento, responsabile di Millecolori e del Centro antiviolenza Lia Pipitone –. Ogni vita segue dei giri, ritorna indietro, le decisioni non sono tutte già stabilite, vengono prese di volta in volta e vengono anche cambiate, ma la scelta è sempre della donna. Noi operatrici le accompagniamo in tutto quello che è il percorso per raggiungere l’autonomia».
Il Centro offre sostegno psicologico e legale, consulenza sociale e percorsi di autonomia, oltre all’accompagnamento delle donne nella fuoriuscita dalle case rifugio. Millecolori gestisce inoltre una propria casa rifugio, per garantire protezione e continuità ai percorsi di accoglienza.
«In occasione di questo anniversario – aggiunge Argento – riapriamo per la seconda volta le porte del Centro presentando anche un’installazione permanente, mettendo all’interno di ogni stanza, che sono i luoghi dove le donne vengono accolte, dei quadri che raccontano quello che è il nostro percorso lavorativo e il nostro modo di accogliere le donne».
I laboratori di empowerment aperti gratuitamente al territorio
L’Open Day è stato anche l’occasione per far conoscere i laboratori di empowerment che Millecolori propone gratuitamente e che rappresentano uno degli strumenti attraverso cui il Centro sostiene la socialità, la valorizzazione delle competenze e la costruzione di nuovi percorsi personali.
Sono attivi i laboratori di uncinetto e maglieria, ricamo, autodifesa e lettura, oltre allo sportello di orientamento al lavoro. «Il nostro obiettivo – sottolinea Argento – è accompagnare le donne verso l’autonomia, rispettando sempre i loro tempi, le loro scelte e i loro bisogni».
Il ricordo delle donne vittime di femminicidio
Nel corso dell’iniziativa sono state ricordate le donne palermitane vittime di femminicidio alle quali Millecolori ha dedicato negli anni iniziative di sensibilizzazione e impegno: Lia Pipitone, Laura Papadia, Carmela Petrucci, Sara Campanella e Lisa Siciliano.
Per Sara Campanella, in particolare, la rete territoriale ha dato vita allo sportello di ascolto “Il sorriso di Sara”, nel quartiere Acquasanta, all’interno di un bene confiscato alla mafia. Il progetto è gestito da una rete di partner coordinata dal Consorzio Network dei Talenti, della quale fa parte anche Millecolori con uno sportello specialistico rivolto alle donne vittime di violenza.
All’Open Day era presente il presidente del Consorzio, Luciano D’Angelo, insieme al presidente dell’Associazione dei giovani con sindrome di Down “SporT21 Sicilia”, Giampiero Gliubizzi, partner della rete, che hanno partecipato al pomeriggio proponendo una degustazione della birra artigianale prodotta da SporT21. Un momento che ha dato concretezza al valore della rete e alla possibilità di trasformare un luogo di memoria in uno spazio di comunità, partecipazione e nuove opportunità.
La vicinanza delle istituzioni
All’iniziativa hanno partecipato il presidente dell’Ottava Circoscrizione Marcello Longo e i consiglieri Emanuele Marino e Mari Albanese, Laura Amodeo del Comune di Palermo e il garante per l’infanzia e l’adolescenza del Comune di Palermo Vito Lo Scrudato.
Presente anche l’assessore alle Politiche sociali del Comune di Palermo, Mimma Calabrò, che ha sottolineato il valore dell’incontro e della partecipazione.
«Giornate come questa sono senz’altro positive, intanto perché invitano la gente a stare insieme, già questo è un primo risultato raggiunto – ha dichiarato Calabrò –. Poi la memoria deve sempre tradursi in quelle che sono le opportunità di crescita per il futuro. Quindi l’iniziativa di oggi di Millecolori non vuole solo ricordare, ma crescere, costruire, affinché il ricordo diventi un vissuto che genera consapevolezza e la forza per andare avanti».
La performance di Vita Villi
A scandire il pomeriggio è stata anche la performance teatrale di Vita Villi, che ha portato all’interno del Centro un momento di riflessione e partecipazione attraverso il linguaggio del teatro, contribuendo a trasformare il ricordo in esperienza condivisa.
Con l’inaugurazione de “Il Filo di Lia”, il Centro antiviolenza rinnova così il proprio impegno: custodire una storia dolorosa senza fermarsi alla commemorazione, ma trasformandola ogni giorno in accoglienza, ascolto, consapevolezza e possibilità di libertà per le donne che chiedono aiuto.














