La pesca siciliana è già oggi in una condizione di gravissima difficoltà, vicina al fallimento. E’ la pesca d’altura a fare i conti con il prezzo alle stelle del gasolio; per una battuta di pesca non bastano più cento mila euro di carburante, giunto a quasi 1,5 euro al litro.
Una crisi contingente in una miscela esplosiva con quella strutturale che dura da oltre trent’anni e che è stata ulteriormente aggravata dai cambiamenti climatici. Dalle condizioni meteo-marine sempre più difficili che obbligano le imbarcazioni a restare per lunghi periodi ormeggiate in banchina a causa delle avverse condizioni climatiche.
Gli operatori della pesca professionale attendono da troppo tempo interventi con misure straordinarie per sostenere il maggiore costo di gasolio sopportato dalle imbarcazioni da quando è scoppiata la guerra russo-ucraina, aggravata dalla crisi mediorientale e gli effetti del cambiamento climatico.
Dopo mesi si inutili attese, la politica sembra muoversi per intervenire sul settore ormai allo stremo delle forze e prossimo a chiudere i battenti.
Il governo della Regione Siciliana, per esempio, dopo le facili promesse, finalmente ha dato il via libera con un apposito avviso pubblico ai contributi alle imprese siciliane del settore della pesca e dell’acquacoltura colpite dal rincaro dei carburanti dovuto alla crisi in Medio Oriente. Miracolo della imminente campagna elettorale? E’ stata presentata con la misura del rilancio del settore con una dotazione complessiva di 12,1 milioni di euro che però provengono dal Fondo europeo per gli affari marittimi, la pesca e l’acquacoltura (Feampa 2021-2027). Lo sforzo aggiuntivo posto in essere dall’assessore regionale per la pesca è stato quello di incrementare lo stanziamento con 5 milioni di euro a carico del bilancio della Regione. Ma davvero armatori e pescatori sono così sciocchi? Assolutamente no! E’ il governo regionale che ha fatto male i conti. Dopo tanta attesa, solo fumo negli occhi per gli imprenditori della pesca, mentre nessun ristoro per i pescatori. Il governo regionale è riuscito nell’impresa di non cacciare fuori alcun euro dalle tasche del bilancio della regione e presentare come proprio un intervento coperto con risorse comunitarie. E i cinque milioni aggiuntivi e previsti da un emendamento di iniziativa governativa approvato dall’Ars nella legge regionale n. 13 del 28 maggio scorso non serviranno a nulla. Solo a sottrarli ad altre finalità di sostegno, per esempio, ai pescatori ed alle loro famiglie, in un anno in cui si è lavorato davvero poco per via delle avverse condizioni climatiche che hanno tenuto ferme le imbarcazioni per molte, troppe settimane nel primo semestre 2026.
A leggere le dichiarazioni del rappresentante del governo regionale con delega alla pesca la misura introduce il riconoscimento di indennizzi diretti per i maggiori costi di produzione sostenuti dalle aziende e dagli operatori, inclusi quelli che esercitano la piccola pesca artigianale, secondo una modalità prestabilita di calcolo omogenea a livello nazionale. I contributi verranno riconosciuti per il periodo compreso tra il 28 febbraio e il 31 dicembre di quest’anno. Ciò che viene però omesso dall’esecutivo regionale è che è stata adeguata la metodologia di calcolo per l’indennizzo delle imprese di pesca e di acquacoltura per i costi aggiuntivi sostenuti a causa della perturbazione del mercato dovuta al conflitto in Medio Oriente.
Va chiarito che, si tratta di indennizzo riconosciuto per impresa sulla base dell’individuazione di un costo unitario mediante il calcolo di un coefficiente, variabile in relazione alla tipologia di peschereccio (classe di lunghezza e attrezzo principale utilizzato) ovvero per tipologia di impianto di acquacoltura valutato su base nazionale. Il prodotto del valore del coefficiente, reso in forma tabellare, per il numero di kW del peschereccio ovvero per tonnellate di prodotto dell’impianto di acquacoltura, fornisce il valore in euro della compensazione mensile da erogare agli operatori.
In parole povere, il fattore K, alla base del calcolo per determinare il contributo, è stato ridotto a meno del 50 per cento nel raffronto con il coefficiente utilizzato per il ristoro legato alla crisi ucraina.
In pratica, basta moltiplicare il coefficiente K (in base alla lunghezza e ai segmenti: strascico, volante, circuizione, piccola pesca) per i Kw della barca e si ottiene il contributo.
Ciò che più fa riflettere è che, con la crisi Ucraina si sono spesi circa 18 milioni con coefficiente k il doppio. Oggi, essendo dimezzato il coefficiente si prevede possano essere spesi meno di dieci milioni. Questa previsione di spesa fortemente al ribasso trova conferma anche nella circostanza che decine di imbarcazioni sono state demolite per cui gli armatori non chiederanno contributo così come molte imprese beneficiarie non potranno ottenere il ristoro perché in assenza di liquidità e produttività, denunciano un DURC irregolare verso Inps e Inail oltre che all’Agenzia delle Entrate. Oltre il danno, la beffa. Senza risorse, impossibilitati a pescare per le avverse condizioni climatiche e per le regole comunitarie, in pieno fermo biologico, impossibilitati a rispettare le scadenze fiscali, con le rate della rottamazione quinquies e nel prossimo novembre quater, gli imprenditori della pesca sono pronti a chiudere i battenti. Di fronte a questo dramma economico e sociale il governo regionale saluta come risolutore e salvifico un intervento che non risolverà un bel nulla e che blocca una consistente parte dei 12 milioni di euro di risorse comunitarie ed i 5 milioni di risorse comunitarie che potrebbero essere stanziate per sostenere imprese di pesca e pescatori con immediatezza. Questo dimostra ancora una volta la distanza tra il governo regionale e il settore della pesca.
Ci saremmo aspettati il varo di una misura straordinaria per mitigare il danno prodotto dalle avverse condizioni climatiche che hanno costretto le imbarcazioni a lunghi periodi di fermo dall’inizio dell’anno ed i pescatori impossibilitati ad ottenere una minima retribuzione.
In queste condizioni, parlare di misura di rilancio del settore della pesca è davvero fuori luogo. Al parlamento siciliano ha una straordinaria occasione, in sede di manovra di bilancio, quella di approvare una norma che stanzia circa 18 milioni di euro per sostenere il mancato reddito di imprese di pesca e pescatori nel periodo compreso tra il primo gennaio e il 31 marzo a causa delle avverse condizioni metereologiche. Emendamento presentato dal gruppo parlamentare dell’MPA e che tutta la comunità marinara siciliana auspica possa essere approvato dall’Aula di Sala D’Ercole con celerità.
Giuseppe Messina















