Cinquant’anni fa, a Mazara del Vallo, sette giovani ventenni ebbero un sogno: dare vita a una società sportiva che non fosse legata al calcio, ma che potesse offrire ai ragazzi della città nuove opportunità di crescita. Da quel sogno, nel 1975, nacque con formale atto notarile, l’U.S. ACLI “Giovanni XXIII”, la prima società sportiva non calcistica di Mazara. I protagonisti di questa intuizione furono Antonino Marrone, Giuseppe Pecoraro, Enzo Serra, Gaspare Caronia, Giuseppe Pantaleo, Vincenzo Sinacori e Gaspare Majelli, sostenuti dall’entusiasmo e dall’esperienza di Vincenzo Ingargiola, allora responsabile del patronato ACLI.
Quei giovani, tutti atleti, vollero trasformare la loro passione amatoriale in un progetto federale che, negli anni, ha permesso a centinaia di ragazzi mazaresi di cimentarsi nell’atletica leggera e nella pallacanestro. Ma l’U.S. ACLI “Giovanni XXIII” è stata molto più di una semplice palestra sportiva: è diventata un luogo di aggregazione, di formazione e di crescita personale. Attraverso lo sport, generazioni di giovani hanno imparato il valore del rispetto delle regole, la forza dell’amicizia, il significato di fare squadra e l’importanza di adottare sani stili di vita.
La serata celebrativa di questo importante traguardo, tenutasi ieri, è stata un momento di grande emozione. Circa 40 ex dirigenti e atleti si sono ritrovati per ricordare insieme i momenti più belli, le sfide, le vittorie e anche le sconfitte che, nel corso degli anni, hanno cementato legami indissolubili. Racconti e aneddoti hanno riportato tutti indietro nel tempo, quando la passione per lo sport univa ragazzi e ragazze in un’unica grande famiglia.
«Non abbiamo solo fatto sport – ha raccontato Gaspare Majelli, uno degli storici fondatori – abbiamo costruito rapporti, insegnato valori e dato ai giovani una casa dove crescere insieme».
Il cinquantesimo anniversario dell’U.S. ACLI “Giovanni XXIII” non è stato solo una celebrazione del passato, ma un’occasione per guardare al futuro, con l’auspicio che le nuove generazioni possano raccogliere l’eredità di un gruppo di pionieri che, cinquant’anni fa, seppero immaginare una Mazara migliore attraverso lo sport.
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Roberto Rubino














