Un’abitazione privata sarebbe stata utilizzata per organizzare incontri a pagamento, con un’attività che, secondo gli investigatori, avrebbe prodotto entrate comprese tra 500 e 700 euro alla settimana e attirato più di 300 clienti nell’arco di sei mesi. È il quadro emerso dall’inchiesta condotta dai Carabinieri della Compagnia di Cefalù, che ha portato a una misura cautelare nei confronti di una coppia residente nella cittadina normanna.
I due coniugi, un uomo di 56 anni e una donna di 52, sono accusati, a vario titolo, di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. Per il marito sono stati disposti gli arresti domiciliari, con l’applicazione del braccialetto elettronico, mentre la moglie dovrà presentarsi periodicamente alla polizia giudiziaria.
L’indagine è stata condotta dai militari della Stazione Carabinieri di Lascari, sotto il coordinamento della Compagnia di Cefalù. Gli accertamenti, avviati nel novembre 2025 e conclusi nel maggio scorso, hanno utilizzato diversi strumenti investigativi: intercettazioni telefoniche e ambientali, servizi di osservazione e pedinamento, oltre alle immagini registrate dagli impianti di videosorveglianza presenti all’esterno dell’immobile.
Nel corso dell’attività investigativa sono state inoltre raccolte numerose testimonianze. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, nell’organizzazione sarebbero stati coinvolti anche i due figli maggiorenni della coppia, attualmente indagati per le medesime ipotesi di reato ma non destinatari di provvedimenti cautelari.
Al centro dell’inchiesta c’è un appartamento di proprietà della famiglia, situato a Lascari, che sarebbe stato destinato in maniera stabile agli incontri a pagamento.
Secondo l’ipotesi accusatoria, l’attività della famiglia non si sarebbe limitata alla messa a disposizione dell’abitazione. Le donne che utilizzavano l’appartamento sarebbero state accompagnate anche negli spostamenti in automobile e avrebbero ricevuto assistenza per alcune necessità quotidiane.
Tra i servizi che gli investigatori hanno ricostruito figurano l’acquisto di alimenti e altri beni di prima necessità, oltre alle ricariche telefoniche e a quelle relative alle carte prepagate.
Per gli inquirenti, questi elementi delineerebbero un sistema organizzato e continuativo. Durante i sei mesi di osservazione, nell’abitazione sarebbero state presenti almeno undici donne, in prevalenza di nazionalità colombiana e regolarmente soggiornanti in Italia.
La loro presenza sarebbe stata organizzata attraverso una sorta di turnazione, che avrebbe consentito, secondo quanto emerso dalle indagini, di ricevere più di 300 clienti nel periodo preso in esame.
Oltre alle misure personali, il gip di Termini Imerese Erina Cirincione, su richiesta della Procura, ha disposto il sequestro preventivo dell’immobile di Lascari.
L’abitazione, secondo la contestazione degli investigatori, avrebbe rappresentato il principale punto operativo dell’attività oggetto dell’indagine.
I due coniugi, così come gli altri soggetti coinvolti nell’inchiesta, sono da considerarsi presunti innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.















